L’alpinismo pionieristico trova forma e sviluppo nelle prealpi e Alpi Orobie dopo il 1870 con le prime capanne-rifugio e l’arrivo di viaggiatori curiosi di scoprire valli e monti fino allora poco sconosciuti.
Introbio, il paese del centro valle diventa ben presto unborgo attrattivo e di riferimento per i novelli alpinisti che partono per il Pizzo dei Tre Signorie per i Pizzi che gli fanno da contorno.
Cosa si ricorda di quegli anni epici a Introbio: l’ Albergo delle Miniere, la cascata della Troggia, una delle piu’ belle delle Alpi, menzionata nel Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, la valle Biandino con tanto endemismo botanico, i passaggi con pernottamento di John Ball e di Douglas William Freshfield presidenti dell’Alpine Club di Londra, alpinisti e esploratori di fama, l’arrivo dell’alpinista e scrittore Ercole Bassi capitato proprio il giorno della processione della Madonna di Biandino, una delle piu’ antiche delle Alpi, descritta a pennello nel suo libro sulle Escursioni Alpine in Valtellina, Engadina Valsassina e Valle Brembana; ma sopratutto si ricorda la possibilita’ di trovare pronto sul posto Giuseppe Rigamonti.
Fin dal 1875 troviamoGiuseppe Rigamonticonosciuto col nome diFolatt,che non e’ un montanaro semplice che accorre per la mercede, ma bensi’ il signore della sua valle e del suo Pizzo. La storia del suo monte gli appartiene e ne e’ geloso, nessuno penetra senza il suo consenso: “chi mette un segno sul Pizzo lo butto sul Lago del Sasso”, cosi’ diceva quando gli anni avevano fatto presa sulla sua forte fibra.
Guida alpina, appassionato ed abile, guido’ la prima ascensione al Pizzo Varrone, meritando lodi. Nel caminetto del Pizzo dei Tre Signori egli seppe aprire un passaggio; e a ricordo delle sue benemerenze, una lapide giustamente rammenta il dominatore del Pizzo dei Tre Signori.
Mauro Chiesache lo ha conosciuto e apprezzato sulla rivista del C.A.I del 1892: “a voi Guide una stretta di mano e specialmente a Te o Fulatt, cervo nei garretti e aquila nelle pupille, un ringraziamento sentito”.
Il Rigamonti fu in accompagnamento in ascensioni sul Disgrazia e persino nel gruppo del Bianco.
Nato nel 1851, fu Guida, nel 1875, e mori’ nel 1925.
La rivista della Societa’ Escursionisti Lecchesi nel numero 6 del giugno 1925 lo ricorda cosi’: “con Rigamonti -Folat-, Introbio perse uno dei suoi piu’ caratteristici abitanti e la zona del Pizzo dei Tre Signori uno dei piu’ audaci ed instancabili suoi percorritori.
Ogni recondito recesso era a lui noto e guido’ nella prima ascensione al Pizzo Varrone la comitiva lecchese che nel 1899 ne calcava la vetta. Gestiva da anni il servizio d’osteria nella Conca di Biandino. Guida patentata del C.A.I copri’ buon servizio e nelle Alpi Retiche e persino nel Monte Bianco compi’ escursioni di certo valore. Sotto apparente animo rude pulsava un buon cuore che dinnanzi alle bellezze de’ suoi monti si commoveva, magnificava le divinazioni”.
Abbiamo avuto l’occasione di vedere una cartolina con un raro timbro che lo ricorda.
Cartolina viaggiata A6 (cm 14 x 9)
Ediz. Ris. Paolo Dolci – Novara
Anno: 1929
Fronte: fotografia a colori: Capanna Biandino (m.1500) con Pizzo dei Tre Signori (m.2554)
Retro: sulla sinistra: “All’ospitale e solitaria capanna salgono dalla valle i canti degli uomini, il muggio delle giovenche, il rombo del torrente: il Pizzo dei Tre Signori parla della piu’ elevata poesia. Qui scorrono i giorni sereni di estivo riposo in cospetto dei monti che accerchiano solenni la verde conca, alitando in volto ai fortunati villeggianti la frescura delle selve e la sanita’ degli aromi resinosi”.
Sulla destra: timbro a inchiostro a doppio cerchio con lunetta con scritto nel primo cerchio: Giuseppe Rigamonti (Folat) ☆ Rifugio Biandino. Nel secondo cerchio: Guida.
Francobollo: Poste Italiane cent.20. Stemma dei Savoia e effige del re d’Italia Vittorio Emanuele II di Savoia.
Bollo tondo di annullo tipo Guller con scritta Introbio per invalidare il francobollo.
Il timbro di un rifugio alpino e’il segno ufficiale che il gestore espone su cartolina, diari di bordo o passaporti dedicati.
Ha il significato simbolico di prova del proprio passaggio, attestandosi la fatica, il cammino percorso e l’amore per la montagna.
Il rifugio Biandino anche dopo la morte di Fulatt continuava ad essere gestito dalla famiglia Rigamonti di Introbio e il figlio cav. Giovanni su questa cartolina ha voluto apporre il timbro tanto caro al padre.
E adesso cosa direbbe il Fulatt della sua val Biandino e del suo Pizzo?
Allegare seguenti immagini fotografiche:
Uno dei pochi ritratti di Rigamonti Giuseppe (Fulatt)
Fronte/Retro della cartolina con timbro che utilizzava Fulatt.
Giancarlo Valera


