…secoli or sono, fra i merli del bastione, l’alba ingiallita dai venti del deserto spiava un corvo e una gazza intenti a confabulare: veder perire il sogno di conquista è stato nulla, disse il corvo, rispetto al dover rendere conto a ogni orda di straccioni dei denari spesi in armi, milizie, prigioni, e in fantastiche bolle creditizie sgonfiate ahimè dalle setole delle…ortiche.
Dovremmo pensare a una deregolamentazione totale indiscutibile per tipi come noi, commentò di rimando la gazza…è necessario far credere al volgo che l’ostentazione del lusso del potere, la gloria del dominio su genti e terre, e la cupidigia, sono garanzie di progresso nonché sponde di stabilità economica…eh eh! che noi sappiamo bene quanto sia fittizia, basata su debiti e promesse…
E’ necessario interpellare il mago per moltiplicare le pozioni di mandragola da far bere ai villani e ai governatori fantoccio: piuttosto che un principe moralista è meglio di gran lunga un ‘fedele’ illetterato, convennero i due. Intanto il campanile del chiostro batteva l’Avemaria e file di corvi incappucciati e gazze col velo correvano per essere benedetti, zampettando sulle bisacce del popolaccio sporco e ignavio…
L’economia del dominio si fonda sul profitto sfrenatoconcentrato sul potere di mercato che ripugna il benessere collettivo e la giustizia per tutti. Questo modello economico crea forti disuguaglianze sociali e catastrofiche crisi ambientali…basta leggere i dati scientifici sui disastri naturali di questi giorni che enumerano i costi ambientali e gli ingenti danni causati.
In questo contesto la ricchezza è destinata solo a pochi eletti (ma non si sa bene da chi siano stati eletti e come), le risorse naturali vengono consumate senza scrupoli, l’imposizione della propria boria chiamata ‘gloria dei popoli’ viene supportata da teorie economiche che rinnegano equità sociale e diritti umani con parole infioccate da bolle finanziarie che attirano come il miele capitali senza sostanza: giri di soldi senza soldi, il risparmio povero viene bruciato in nome della vittoria dei capitani delle retrovie e lo speculatore spietato viene premiato…
In questo tempo di rottura con gli 80 anni passati dalla nascita della Repubblica ad oggi è imperante il pensiero economico che si basa sull’ampliamento, privo di limiti, dell’azione economica individuale, promosso dai leader mondiali come ‘libertà’ di inventiva e giustificato dominio che legittima l’ideologia dell’autoregolamentazione del mercato.
Dopo tanti anni siamo tornati a ragionare punto e a capo.
Forse è opportuno dare spazio anche a un’altra voce, alla necessità di percorrere una nuova strada economica denominata dagli economisti ‘economia sociale’.
I fini economici privati che tendono all’accumulazione spasmodica di beni non dovrebbero essere scollegati dal fine comunitario che prevede la convergenza della capacità imprenditoriale e quella dell’operaio sui principi universali della democrazia di diritto, perché è interesse del capitalista operare in una condizione di opportunità di benessere per tutti, in un circuito di pace economica negoziale.
E’ una questione insopprimibile che si ripresenta quando c’è chi compra scarpe da 2 euro al mercato del sabato sul lago dopo aver lavorato una vita, e chi spende 20mila euro per un paio di sandali in Corso San Babila a Milano senza aver mai lavorato 1 giorno. Una sproporzione grottesca nascosta dalla farsa economica, per giunta giustificata in fatto e per legge.
Ho incontrato il signor Giulio, ex falegname di 85 anni che ha lavorato per più di 50 anni in proprio a cui mancano tre dita per mano…, su un sentiero serpeggiante in Valle: “l’Inps mi ha tolto 300 euro al mese sulla pensione, peraltro misera, e la trattenuta finirà fra 2 anni, magari sarò morto.”
C’è un p.s. che la civiltà non può occultare: il rispetto per sè stessi passa dal rispetto verso gli altri.
MARIA FRANCESCA MAGNI
