…arrivano! arrivano con i loro cappelli bizzarri profumando la selva ammantata d’autunno…ogni anno i funghi ‘buttano’ all’improvviso dal buio della terra sul calar dell’estate. Basta un catino di pioggia e un arcobaleno per generare la misteriosa muffa che decora il bosco e suona in band, attestano le sperimentazioni scientifiche. Quindi i funghi sono esseri vivi e…spassosi. Addirittura, secondo la scienza, sono proprio dei mattacchioni: se vogliono si fanno trovare, altrimenti giocano a nascondino e…pippirimerlo, non li vedi più.
I nostri fungiàtconoscono le fungaie, partono al mattino presto e vanno a colpo sicuro. Li vedi tornare con i ‘mantin’ carichi di porcini, finferli e bedolini... Poi ci sono i fungaioli che camminano piano nel bosco e la loro più grande soddisfazione è avvistare i funghi più che raccoglierli, a loro basta anche una russola o una mazza da tamburo, e alla vista dei funghi matti rossi a pois, si perdono nella magia dell’emozione che suscitano.
I funghi possono essere prelibatezze per gustosi pranzetti o micidiali veleni. Occorre prestare molta attenzione nella raccolta, se manca la conoscenza è bene lasciarli tra le foglie accartocciate, limitandoci ad osservarli.
Tutti sappiamo che il diletto di trovare i funghi supera grandemente il piacere di mangiarli. Infatti andar per funghi provoca una letizia misteriosa per gli occhi e per l’anima.
Dalle nostre parti ci pensano gli scoiattoli, peraltro molto ghiotti di funghi, a fare la cernita naturale, aiutati dalle lepri, in altre zone l’orso fa banchetti con funghi e mirtilli…
Il fungo (nella foto) che ho trovato sul sentiero al limitare del bosco tra i costoni della Grigna e il lago, probabilmente un porcino matto, pare riporti sulla parte destra in basso le sagome dei denti di una lepre, mentre nel mezzo del morso spiccano i segni dei denti di uno o più scoiattoli. Ho contemplato quel fungo col sorriso e l’ho lasciato ai denti dei ‘golosi’ tra i muschi.
Quanti animaletti, oltre all’uomo, amano questi buffi esseri provenienti dalla vita invisibile e sotterranea della terra!
Tra i colchici lilla è grande la gioia che proviamo quando sotto le foglie morte vediamo un fungo, sarà forse che in fondo ai sogni belli siamo felici nel constatare la forza della terra.
I funghi rappresentano la metafora del popolo umile che cresce piano senza fare rumore nel silenzio dei boschi e nella fantasia dei poeti.
Di fanciullesca memoria il bruco con la pipa in bocca del racconto di Lewis Carrol che propone ad Alice del Paese delle Meraviglie di mordere il fungo che lo ospita: “da un lato ti farà crescere, dall’altro ti farà diventare piccina piccina”. Alice, affascinata dalle parole del bruco, mangia un pizzico di fungo e diventa dapprima minuscola e poi gigantesca…
E poi la descrizione, quasi una pennellata d’acquerello impastata con l’ azzurrino del cielo, di Giovanni Pascoliin Myricae:
“O vecchio bosco pieno d’albatrelli,
che sai di funghi e spiri la malìa…”.
Riempie di incanto la delicatezza della rima di Giacomo LeopardiinTelesillanel discorrere di tre pastorelli che trovano i funghi:
“Oh guata: un fungo, e quivi un altro: oh quanti funghi
usciti son per tutto appena han vista
quella poca di piova. Orsu’ coglianne
che non ci fuggiran questi dagli occhi
Si come il grillo…”.
Infine tra le felci incontro con un fungo alquanto strano: la didella o ditola, che mio nonno raccoglieva e dopo averla bollita la metteva nei vasetti sott’olio con una foglia di alloro e un chiodo di garofano. La guardo, sembra un cespuglietto in miniatura di corallo giallo o bianco, so per certo che il suo odore che sa un po’ di pesca attirerà il naso dei tassi…
I micologi definiscono la didella fungo basidiomiceto ramificato appartenente al genere Clavaria e Ramaria. La ramaria botrytis chiamata ‘manina rossa’, anche se è biancastra con la punta dei rametti rosso-violacea, è commestibile se consumata da giovane, mentre la ramata aurea denominata ‘manina dorata’ o ditola gialla, è commestibile solo dopo accurata prebollitura e in modiche quantità.
La ramaria formosa o ditola velenosa invece è tossica, si confonde facilmente con le specie edibili, la ramificazione è leggermente rosa con le punte giallognole.
…quindi è meglio non raccoglierla e lasciarla quieta nel progetto del bosco.
MARIA FRANCESCA MAGNI


