“Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower…la richiesta è stata accettata…” Messaggio radiofonico letto dal generale Pietro Badoglio l’8 settembre 1943 alle 19,42 dalla sede dell’Eiar.

Da quel momento l’esercito italiano fu totalmente allo sbando, il comando della Regia Marina si spaccò in due: da una parte i generali fascisti decretarono ‘la morte della patria”, e dall’altra i generali del Regno intravidero l’alba della rinascita italiana.

Il Re d’Italia,Vittorio Emanuele III,fuggì. Al Sud sbarcarono gli Alleati, al Nord Mussolini e le alte cariche delle sue camicie nere istituirono la Repubblica di Salò.

E gli italiani? Furono mandati all’incanto dei canestri alla fiera del Paese…

E l’Italia? Fu insanguinata dalla guerra civile: i fascisti in squadre ardite per le strade e gli antifascisti in brigate impavide sulle montagne.

I monti lecchesi lacrimano ancora scie di sangue partigiano in tutte le valli della Provincia, eppure pare che nessuno lo veda.

Ricordo che Leccoè città partigiana, insignita della medaglia d’argento al valor militare il 14 marzo 1976 per il forte contributo durante la Resistenza contro l’occupazione nazi-fascista. Lecco, la bella del lago, coi suoi pittoreschi borghi rivieraschi e le sue stucchevoli valli montane, ha lottato per la libertà e la democrazia unendosi alla Lotta di Liberazione per costruire un’Italia partecipativa, ha ripudiato il fascismo in tutte le sue forme, ma il saluto dei cesari è tornato dirompente nelle piazze partigiane.

L’armistizio diCassibileche decretò la resa incondizionata del Regno d’Italia agli Alleati, fu firmato il 3 settembre 1943 dal generale Giuseppe Castellano per l’Italia e dal generale Walter Bedell Smith per gli Alleati, alla presenza del generale Dwight Eisenhover.ma fu tenuto nascosto dall’Italia fino all’8 settembre del ‘43 per viltà…addirittura la notizia della resa italiana fu divulgata dagli Alleati tramite Radio Algeri alle 18.30. Del resto noi siamo maestri nell’affiancare i forti del momento e abbandonare i deboli… Da quel momento i tedeschi reagirono di conseguenza considerandoci dei traditori occupando il Centro-Nord e assecondando la nascita della Repubblica di Salò.

Contemporaneamente affiorarono dalle acque della gloria gli enormi problemi economici e di ordine pubblico in cui nuotava la meravigliosa dittatura rivolta sempre verso il sole: illeciti arricchimenti, mercato e borsa nera, corruzione, legami profondi con le mafie e la criminalità organizzata…

Basta leggere le prime pagine dei giornali dell’epoca, una per tutti quella del 9 settembre 1943 del Corriere della Sera e i libri degli storici italiani, di destra o di sinistra tendenzialmente obiettivi, per farsi un’idea del clima violento e ingestibile provocato dal delirio politico del ventennio fascista.

MAS significa Motoscafo Armato Silurante, la Decima MASo Decima Flottiglia MAS era un’unità speciale della Regia Marina italiana nata nel 1939 come reparto di mezzi d’assalto chiamati ‘maiali’: i motoscafi MAS o i siluri umani, con lo scopo di compiere ‘valorose e audaci’ azioni di guerriglia contro la flotta nemica.

Dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943a Decima MAS si spezzò in due filoni militari autonomi: un gruppo guidato dal capitano di Vascello Ernesto Forza, successore dell’ammiraglio Duca Aimone di Savoia-Aosta, affiancò il Regno d’Italia con l’appellativo di Mariassalto e collaborò con gli Alleati al Sud, la parte rimasta si compattò a La Spezia in corpo franco sotto il comando del generale principe Junio Valerio Borghese che si ribellò all’ordine del generale Pietro Badoglio di deporre le armi…La Decima MAS di Borghese fu rinominata per sua volontà X° MAS e divenne un corpo d’armata di dichiarata fede fascista indipendente che mantenne l’alleanza con la Germania nazista. Borghese ribadì la sua intenzione di combattere gli angloamericani e il 14 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale italiana.

Con quali soldi la X° MAS, che si distaccò dalla Regia Marina e quindi, in teoria, non doveva più figurare sul libro paga dello Stato, mantenne soldati e armamenti è rimasto un rebus mai risolto appieno…anche perché nei nostri Palazzi è facile compiere magie: si prende, si accumula, si fa sparire…tutto in nome del luminoso destino patriottico, in dispregio della lealtà e del vero senso dell’onore.

La X° MAS prese l’ordine diretto dalle SS tedesche di sterminare i partigiani che al Nord si stavano organizzando tra le montagne. In pratica divenne una milizia privata del comando germanico alle dipendenze del generale Karl Wolff che affermò: “la X° MAS era un corpo autonomo italiano. Ma per quanto riguardava il suo impiego militare doveva sottostare a me”. Da notare che i marò della X° MAS prestavano giuramento al principe Borghese e non alla RSI di Salò.

Ma…la X° MAS, come tutte le donne di mondo, intrallazzò rapporti ambigui e segreti con tutti: alleati, repubblichini…persino con Mariassalto del Regno d’Italia secondo le testimonianze dei reduci (Giorgio Pisanò) e tentò anche con i partigiani che depredò e fucilò in massa.

Quanti sono i massacri in memoria di questa violenza barbara cementati sulle pareti di roccia del nostro territorio? Moltissimi, ma nessuno ci bada più.

Questo è il guaio.

Il teschio con la rosa in bocca è il simbolo ‘regale’ della X° MAS: il teschio dà valore alla morte affrontata in missioni estreme, come i suicidi mirati dei soldati, ben istruiti, posti sui barchini carichi di esplosivo e pronti a farsi saltare in aria..mentre la rosa vuole dare un significato romantico al sacrificio della vita per la grandezza della Patria e la gloria dei patrioti.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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