Il dibattito attorno alla chiusura del Teatro della Società richiede una ricostruzione rigorosa dei fatti, separando gli aspetti amministrativi e legali dalla fruibilità in sicurezza della struttura. La chiusura del teatro risale al 2017 sotto la giunta Brivio. La scelta di impostare il restauro attraverso lotti d’appalto distinti ha introdotto una frammentazione burocratica che negli anni ha generato inevitabili complessità nella gestione delle varianti e nei rapporti con le imprese. Come attestano i Verbali della Commissione Tecnica di Vigilanza, l’agibilità della sala principale (platea e palchi) è stata formalmente rilasciata previa verifica dei requisiti di sicurezza antincendio (Vigili del Fuoco) e igienico-sanitari (ATS). Lo svolgimento degli eventi avvenuti tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 si è basato su autorizzazioni ufficiali e ben perimetrate, mantenendo segregate le aree di cantiere non ancora ultimate.

L’Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) pendente in Tribunale è lo strumento giudiziale per cristallizzare lo stato dei luoghi e accertare le responsabilità contabili/esecutive tra ente pubblico e ditte appaltatrici. L’attuale scelta della Giunta Boscagli di chiudere integralmente la struttura in attesa degli esiti dell’ATP rappresenta una decisione di cautela burocratica che finisce però per penalizzare l’offerta culturale della città. Un approccio orientato all’interesse pubblico avrebbe potuto percorrere la strada della prosecuzione delle attività nelle sole porzioni già collaudate e certificate dalla Commissione di Vigilanza, isolando nettamente la disputa giudiziaria che riguarda i lotti secondari o le contabilità di cantiere.

I cittadini di Lecco hanno il diritto di conoscere la realtà dei fatti attraverso gli atti e di non veder sacrificata la stagione teatrale in attesa dei tempi della burocrazia

Ezio Venturini 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*