Con gli occhi colmi di quegli azzurri intensi, unici, di Giovanni Maria Tagliaferriaffrescati nel 1870 sulla facciata del Santuario della Madonna delle Grazie a Barcone di Primaluna,poco più avanti dalla fontana decorata con pietruzze e sassi tondi di torrente datata 1857, e superata la salita in località Gero, scorgo una cappellina eretta per iniziativa di Carlo Artusi e dagli abitanti sopravvissuti di Gero per ricordare la frana del 1762 che causò numerosi morti e distrusse il borgo. La cappellina è stata ridipinta da Lino Brazzoduro nell’A.D. MCMXCVI.
Quando l’uomo ferisce la montagna, la montagna agonizza e spesso si frantuma dando luogo a pericolose disgregazioni che rotolano a valle…
Le genti, per diretta esperienza, nel corso del tempo tentarono col ragionamento di evitare i franamenti usando una semplice accortezza logica: il rispetto del bosco, curando gli alberi soprattutto sui ripidi versanti sopra l’abitato e costruendo case lontano dai torrenti.
Ma…anche allora, il tornaconto economico indusse l’uomo a non rispettare la natura attraverso la distruzione dei boschi indiscriminatamente e svariate speculazioni edilizie. Credo che oltre alla presenza della Guardia Forestale siano necessari i pareri di biologi e geologi per ogni passo compiuto dall’uomo sul suolo terrestre.
Il sig. Marco è un cacciatore di Cremeno,forse il più rispettoso e gentile della fauna e della flora dei siti montagnosi che frequenta e racconta: “…per esperienza personale, anche le greggi di pecore, se non guidate sugli alpeggi nei tempi corretti, possono causare enormi danni all’ecosistema perché schiacciano migliaia di uova di uccelli come quelle delle coturnici e dei galli cedroni, già pochissime…”.
Sono tante le voci che si elevano dai boschi e dai prati e che chiedono rispetto…l’uomo le ascolta?
Una ricerca sullo sfacelo ambientale dei secoli scorsi nelle nostre Valli, pone in evidenza sempre lo stesso problema: gli uomini non si sono mai resi conto fino in fondo di essere solo fragili ospiti su questa Terra; e il Pianeta Azzurro che li nutre, mai si sottometterà al poverello e oscuro volere umano.
“…nel tardo novembre 1762, era un lunedì, il 15 di quel mese, e un’ora mancava al mezzogiorno. Le piogge autunnali erano state insistenti quell’anno, ma da due giorni era tornato il sereno e molti contadini si trovavano nei campi e sulla montagna per lavori nei boschi. Alcuni di loro, dal versante sinistro della media Valsassina, assistettero alla catastrofe. Così annotò sul registro delle morti il prevosto di Primaluna: ‘un miglio (nella realtà 150 metri) sopra Gero e Barconesi vide sollevarsi dalla terra come una colonna di acqua, che per essere investita dal sole sembrava una colonna di fuoco, ed in questo stesso punto staccavasi il monte Agrella e, rovinato in un baleno, i due villaggi sono stati fracassati e sepolti, portandosi il materiale, massime di Gero, sino quasi vicino alla Pioverna…’.
I testimoni oculari raccontarono che le case di Gero vennero trascinate intere per un tratto e che alcune, tra cui l’Oratorio di San Giacomo, giunsero sino al piano, ivi sfasciandosi, mentre una parte del terriccio e dei sassi si abbatteva contro il vicino Barcone atterrando le costruzioni che guardavano Gero. Chi si trovava nelle dimore venne seppellito con quelle; più di 100, forse 120 furono le vittime, e con loro si persero 400 capi di bestiamegià ritirati dai maggienghi e tenuti nelle stalle. Accorsa la gente da ogni parte della valle, furono estratti vivi una madre anziana col figlio; la prima si salvò, l’altro morì; così pure venne tolto un pargoletto dalle braccia di una donna morente. Si trovarono solo 10 morti, che furono poi seppelliti nella chiesa di Primaluna. Due ragazzi di 10 anni, che stavano svellendo una ginestra sul monte quando si mosse la frana, vennero trascinati dal rovinio sino al fiume, dove si trovarono salvi, con il cespuglio in mano.
Mentre fortunatamente in Gero, il villaggio più colpito, per assenza si era salvata una settantina di persone, in Barcone ne era sopravvissuto un centinaio…il fatto commosse tutta la Valle…si interessò il Magistrato Camerale e lo stesso Ministro plenipotenziarioConte di Firmiandeliberò provvidenze, mentre il Magistrato della Sanità interveniva per prevenire infezioni provenienti dalla presenza di tanti cadaveri e di carogne animali; furono costruite muraglie, si spianò il terreno colpito e si spese molto denaro. Una visita alla Valle per il timore che eventi simili si ripetessero mise in evidenza altri dissesti e furono stanziate grosse somme per ripararli, particolarmente in territorio di Pasturo…
La tradizione assicura che dalle macerie si recuperò la campana dell’oratorio di Gero, che poi fu messa sul campaniletto di San Rocco a Primaluna. Ancora oggi dai terreni portati dalla frana, su cui si fecero campi, vengono in luce resti delle frazioni distrutte ed è recente il ritrovamento di un pettine femminile di rame…” Pietro Pensa, Calamità naturali e cause umane in Broletto, n.10 1987 pp. 24-37-Centro di documentazione e informazione dell’Ecomuseo delle Grigne di Esino Lario.
MARIA FRANCESCA MAGNI


