Morir e Defungor, la fede e il diritto del Beato Rosario Livatino, Patrono dei Magistrati

Oggi i cimiteri si riempiono di fiori, è il giorno freddo dei morti, stanotte in Valle si è ghiacciata la brina sui tetti e i fili d’erba si sono ripiegati in ricciolo per sentire il tepore della terra…

Rileggo ‘La forma della giustizia e il dovere di comprendere’ di Michele Papa, la relazione di Falling in Law, network internazionale di Diritto e Cultura, e le riflessioni di Rosario Livatino.

Morir e Defungor,due verbi latini sinonimi di morte e defunto. Morire: il venir meno della vita, Defunto: colui che cessa il suo servizio laddove aveva preso posto nel mondo.

Rosario Livatinoè morto, ma non defunto, non ha dismesso la sua funzione di magistrato perché le sue parole girovagano ancora sui tavoli della legge, che è uguale per tutti, e qualche volta cadono anche sui banchi di chi invoca con foga la giustizia…e di chi confonde il potere con l’ingiustizia invocando il complotto.

Il 30 aprile 1986 presso le Suore Vocazioniste di Canicattì, il Beato Rosario Livatino tenne una conferenza su ‘Fede e Diritto’ per riflettere sulla religiosità e la coerenza di vita, vita in cui l’onestà e l’onore di un uomo passa dallo spirito interiore, che esiste in ogni uomo, all’azione dopo attente analisi e attenzioni. Solo così il credente, ma anche il non credente che crede nel Bene di tutti e per tutti, si esprime nella sapienza giuridica.

Ho sentito un compaesano anziano affermare in una conferenza sulle guerre in corso: beh, la guerra c’è sempre stata, è nel dna dell’uomo, la conquista, il dominio, la sopraffazione…da giustificare perché sono parte di noi. E’ logico che debba vincere il più forte, chi non si adatta deve sparire…e poi: questi minorenni che hanno devastato Milano sono dei criminali, più regole esemplari e meno politica giustificativa…

Se un nonno ragiona in questo modo, quale è il contesto educativo in cui crescono i nostri bambini?

Rosario Livatino non voleva fare carriera politica, non voleva la medaglia del riconoscimento pubblico, era un giovane uomo che pensava e andava dritto verso il senso del dovere per e verso l’altro nell’esercizio del suo ruolo.

Rosario Livatino nasce a Canicattì il 3 ottobre 1952 e muore ad Agrigento il 21 settembre 1990 assassinato dalla mafia a Stidda per avere rigorosamente indagato nei vicoli viscidi del crimine organizzato e chissà in quali intrallazzi di potere si è imbattuto…

Beatificato da Papa Francesco il 9 maggio 2021. E’ stato un Magistrato profondamente cattolico, legato al movimento di Azione Cattolica. Riconosciuto come Patrono dei Magistrati.

Papa Giovanni Paolo II lo definì ‘martire della giustizia e indirettamente della fede’.

“Il compito dell’operatore del diritto, del magistrato, è quello di decidere; orbene, decidere è scegliere e a scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare…

Ed è proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio. Un rapporto diretto, perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio. Un rapporto indiretto per il tramite dell’amore verso la persona giudicata…

E tale compito sarà tanto più lieve quanto più il magistrato avvertirà con umiltà le proprie debolezze, quanto più si ripresenterà ogni volta alla società – che somma così paurosa – mente grande di poteri gli affida – disposto e proteso a comprendere l’uomo che ha di fronte e a giudicarlo senza atteggiamento da superuomo, ma anzi con costruttiva contrizione…

Ed ancora una volta sarà la legge dell’amore, la forza vivificatrice della fede a risolvere il problema radicalmente. Ricordiamo le parole del Cristo all’adultera: “chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”; con esse egli ha additato la ragione profonda della difficoltà: il peccato è ombra e per giudicare occorre la luce e nessun uomo è luce assoluta.

Compito del magistrato non deve quindi essere solo quello di rendere concreto nei casi di specie il comando astratto della legge, ma anche di dare alla legge un’anima, tenendo sempre presente che la legge è un mezzo e non un fine”. Beato Rosario Livatino.

…dopo l’omicidio, sulla sua scrivania sotto a mucchi di fascicoli e carte, gli inquirenti trovarono un libro aperto, era il Vangelo.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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