Frati tra la gente

è il libro preparato con una ricerca di passione da Franca Magistretti e Graziano Benaglioche hanno frugato tra i ricordi dei parrocchiani in Chiesa e in oratorio, recuperando dimenticate fotografie ingiallite e in bianco e nero per documentare la celebrazione del cinquantesimo anniversario della fondazione della comunità parrocchiale dei Frati di San Francesco del quartiere Santo Stefano di Lecco.

I Frati cappuccini sono presenti tra la gente di Lecco sul filo del bosco e le luci della città dal 1962, e praticano la loro missione con umiltà e mitezza, sanno adattarsi al passo della vita del tempo scegliendo un ritmo abitabile, sostenibile, buono, ma soprattutto comprensibile dalla gente che osserva i loro piedi sulle orme del Poverello d’Assisi. I fedeli sanno che il passo di San Francesco è un passo di libertà che illumina sempre un punto da cui ripartire quando ci si smarrisce, è un criterio in cui scegliere invece di subire.

Chissà perché quando una parrocchia viene affidata ai Frati la gente sorride. Forse il motivo sta nel fatto che i Frati vanno spesso in fondo alle panche per guardare meglio quelli che ci sono e quelli che non ci sono…per non perdere nessuno…

“…una strada sterrata, anzi no: all’inizio del 1900 non c’era neanche quella. Un viottolo si perdeva tra l’erba dei prati che continuavano fino a declinare sul greto del torrente…finchè gli occhi, sopra la collinetta di Santo Stefano, erano costretti ad alzarsi verso le pareti rocciose della montagna…quando i Cappuccini, dopo i tempi di manzoniana memoria, tornarono nel lecchese, scelsero il verde di quei prati…la polvere di quella strada. E decisero di costruire la nuova chiesa proprio alla fine di quella strada sterrata, che pian pianino si era allungata, che era stata abbellita dai tigli e che gli amministratori di allora avevano chiamato ‘Viale Principessa Maria Josè’. Da quando la sua polvere si posava sui sandali dei frati o sugli zoccoli del mulo di fra Felice, ne è passato di tempo! Quella lunga strada ha dovuto accettare di essere ricoperta di cubetti di porfido, poi di lastre di marmo, infine di asfalto. Ha visto scorrere automobili sempre più numerose e caotiche…ha dovuto persino adattarsi ad un nuovo nome: Viale Turati. Ma è sempre la grande via che conduce alla chiesa dei frati!” C’era una volta, Frati tra la gente, edizioni Teka.

Oggi i frati sono 5: fra Giuseppe Panzeri (foto), fra Luca Savoldelli (foto), fra Giancarlo Mandelli, fra Noel, fra Vitale Mainetti (parroco).

Dall’1 all’8 novembre 2026 la chiesa dei francescani di Lecco ospita la mostra in onore di San Francesco d’Assisi, il fondatore dei Frati Cappuccini, dal titolo: Io Frate Francesco, 800 anni di una grande avventura.

Questa mostra è stata allestita per la prima volta in occasione della 46esima edizione del meeting per l’amicizia fra i popoli a Rimini ‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’.

…parole di significazione accompagnano i visitatori nel chiostro della Chiesa dei Frati di Lecco. Mentre il San Martino si affaccia indiscreto…

Il cartellone ‘Lodare Dio in umiltà’, che riporta il testo del ‘Cantico delle creature’ sintetizza il pensiero di San Francesco: Francesco guarda il creato, e il creato gli ricorda che è amato. Il senso delle cose è scoprire in esse l’amore. Le cose per Francesco sono state riempite, sono piene dell’amore di Dio.

Proseguendo leggo ‘stranieri e pellegrini in questo mondo’: al tempo di Francesco esistevano i Catari, coloro che consideravano la materia intrinsecamente cattiva. Francesco intuisce invece che le cose sono buone, è l’appropriazione indebita che viola le cose che è cattiva. I frati vivono senza proprietà, in atteggiamento di forestieri e pellegrini. Francesco è convinto che vivendo liberi dall’ossessione del possesso, le cose ci comunicano che non ci bastano perché, come scriveva Leopardi: “Qualora potessimo possedere l’universo intero, questo a cospetto del nostro cuore risulterebbe piccolo”.

Poi Francesco racconta: “dopo che il Signore mi dette dei fratelli nessuno mi diceva che cosa dovevo fare”. Ma il Santo comprende immediatamente che il luogo dove Dio si rivela, dove ci manifesta la nostra vocazione o il senso della vita, sono le persone con cui viviamo la fraternità. In pratica Dio c’è laddove c’è un uomo e una comunità.

Seguendo il filo della narrazione, arrivo alla regola di Santa Chiara 6, 3-4: “Poichè per divina ispirazione vi siete fatte figlie e ancelle dell’altissimo sommo Re, il Padre Celeste, e vi siete sposate allo Spirito santo, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo, voglio e prometto di avere sempre di voi cura diligente e sollecitudine speciale”.

E tra l’esposizione di un documento e l’altro sono appese le foto dei quadri delicati di fra Sidival Fila, il frate artista che usa fili di spago e pezze di tessuto per realizzare le sue opere. Tocchi d’arte che sembrano leggere piume del color del passero che non vogliono apparire, ma danno un senso di sollievo sfumato all’insieme del messaggio di San Francesco.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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