“Al tempo che san Francesco dimorava nella città d’Agobio, nel contado d’Agobio apparì un lupo grandissimo terribile e feroce, il quale non solamente divorava gli animali, ma eziandio gli uomini, intantochè tutti i cittadini istavano in gran paura…per la qual cosa, avendo compassione san Francesco agli uomini della terra, sì volle uscire fuori a questo lupo…san Francesco prese il cammino inverso il luogo dov’era il lupo…il detto lupo si fa incontro a san Francesco colla bocca aperta: ed appressandosi a lui, san Francesco gli fa il segno della santissima Croce, e chiamollo a sé e disseli così: vieni qui, frate lupo, io ti comando dalla parte di Cristo che tu non facci male né a me, né a persona. Mirabile cosa! Immantinente che san Francesco ebbe fatta la Croce, il lupo terribile chiuse la bocca…e allora san Francesco gli parlò così: frate lupo, tu fai molti danni in queste parti, ed hai fatto grandi maleficii, guastando e uccidendo le creature di Dio, senza sua licenza: e non solamente hai ucciso e divorato le bestie, ma hai avuto ardire d’uccidere gli uomini, fatti all’immagine di Dio; per la qual cosa tu degno sé delle forche come ladro e omicida pessimo…ma io voglio, frate lupo, far la pace fra te e costoro…Dette queste parole, il lupo…mostrava d’accettare ciò che san Francesco dicea…E allora disse san Francesco: frate lupo, io ti comando nel nome di Gesù Cristo che tu venga ora meco, senza dubitare di nulla, e andiamo a fermare questa pace al nome di Dio. E il lupo ubbidiente se ne va con lui, a modo d’un agnello mansueto…” .
Prosegue san Francesco affiancato dal lupo ammansito predicando: “…e troppo è più pericolosa la fiamma dello inferno, la quale ha da durare eternamente alli dannati, che non è la rabbia del lupo, il quale non può uccidere se non il corpo; quanto è dunque da temere la bocca dell’inferno, quando tanta moltitudine tiene in paura e in tremore la bocca di un piccolo animale? Tornate dunque, carissimi, a Dio, e fate degna penitenza dei vostri peccati; e Dio vi libererà dal lupo nel presente tempo, e nel futuro dal fuoco infernale…”
Capitolo XXI, Fioretti di San Francesco.
San Francesco (Assisi, nato nel 1181 forse 1182, e ivi morto il 3 ottobre 1226), fu un frate povero vestito con un saio legato in vita da una corda con 3 nodi che simboleggiano: povertà, castità, obbedienza. Fondò l’Ordine dei Francescani e fu proclamato santo da Papa Gregorio IX nel 1228. Fu un poeta, uno dei primi ispiratori della futura lingua italiana, un mistico, un asceta, e…mendicante.
Amava la natura perché nel Creato vedeva riflessa l’immagine del Creatore, osservando la bellezza della terra comprese il valore e l’importanza della fratellanza tra gli uomini, e tra gli uomini e il creato per vivere nell’armonia della pace. Ecco allora che la contemplazione della natura diventa una lode al Signore.
“…Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui; et ellu è bellu e radiante cum grande splendore…laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle: in celu l’ài formate clarite et pretiose e belle…laudato si’, mi’ Signore per frate vento…per sor’aqua…per frate focu…per sora nostra madre terra…per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione…” San Francesco, Cantico delle Creature.
Il 18 giugno 1939 Papa Pio XII lo dichiarò patrono d’Italia, assieme a Santa Caterina da Siena. Da allora il 4 ottobre di ogni anno la Chiesa cattolica ne celebra la memoria liturgica.
San Francesco fu messaggere e negoziatore di pace proprio in Medio Oriente nel 1219: incontrò il sultano Al-Kamil per porre fine alla quinta crociata…
Credeva nel semplice amore della Sacra Famiglia di Betlemme, sola, nell’aridità del deserto e in ginocchio davanti alla più brutale violenza umana, ma ricca dei tesori più grandi: la serenità dell’anima e il pensiero limpido. Inventò il Presepe vivente nel 1223 a Greccio, probabilmente con lo scopo di fornire spunti di grazia quotidiana alle famiglie che ancora oggi scelgono con gioia di decorare la loro casa all’arrivo del Santo Natale.
Voleva bene ai poveri, tant’è che si fece povero come loro per condividerne la miseria e le tribolazioni: rincuorando e portando speranza agli ultimi si sentiva più vicino a Dio.
Nel 1224 san Francesco, in estasi, ricevette le stimmate da un angelo.
La sua tomba si trova in Assisi, nella Basilica Papale di San Francesco.
La Chiesa parrocchiale di Moggio è dedicata a San Francesco d’Assisi. Sulla facciata a campana rivolta a occidente, sopra al portone e a 2 nicchie che ospitano rispettivamente san Paolo e san Pietro, si trova l’affresco che rappresenta san Francesco in ginocchio che riceve le stimmate. San Francesco è dipinto anche su una vetrata all’interno della chiesa con la scritta: “non vogliate avere né l’oro, né l’argento, né il denaro”.
E una statua di san Francesco è collocata sulla destra prima dell’altare.
La Chiesa di Moggio ha origini plurisecolari, Goffredo da Bussero citò l’esistenza di una cappella già nel XIII secolo nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani.
MARIA FRANCESCA MAGNI



