Dopo alcuni recenti episodi di cronaca, Club Alpino Italiano e Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico richiamano l’attenzione su un approccio consapevole e la condotta da mantenere in caso di intervento.
Andare in montagna significa vivere un’esperienza di libertà, bellezza e responsabilità. Proprio per questo, ogni escursione, salita o attività in ambiente montano deve esserepreparata con attenzione, tenendo conto non solo dell’itinerario scelto e delle proprie capacità, ma anche della possibilità che le condizioni cambino: ilmeteo può peggiorare,la stanchezza può aumentare, l’orientamento può diventare più complesso, un tratto semplice può trasformarsi in una situazione difficile.
Due episodi recenti, molto diversi tra loro, aiutano a richiamare l’attenzione su
aspetti essenziali della frequentazione della montagna. Nel primo caso, sulle Tre
Cime di Lavaredo, un alpinista è rimasto bloccato nella notte sulla Cima Ovest
dopo avere incontrato difficoltà nella progressione e nella discesa lungo la via
normale: provato e impossibilitato a proseguire o a rientrare autonomamente, ha
allertato i soccorsi ed è stato recuperato dall’elisoccorso, risultando poi illeso. Nel
secondo caso, sulGran Sasso, cinque escursionisti sorpresi da un violento
temporale estivo a circa 2.600 metri di quota hanno contattato il 112, comunicando
una situazione di emergenza; dopo la prima chiamata, però, si sono spostati in
un’area priva di copertura telefonica, rendendo impossibile ogni successivo
contatto con gli operatori. Raggiunti a piedi dai tecnici del Soccorso Alpino, sono
stati trovati in buone condizioni all’interno delle tende e hanno poi rifiutato
l’accompagnamento a valle. Vicende differenti, accomunate da un punto centrale:
in montagna la sicurezza inizia prima della partenza, con una pianificazione
adeguata, margini di tempo ed energie, attenzione al meteo e consapevolezza dei
propri limiti.
Pianificare un itinerario è molto di più della scelta di una meta. Significa valutare
ogni aspetto dell’uscita in base alle condizioni ambientali, alle difficoltà del
percorso, alla preparazione propria e del gruppo, prevedendo sempre un margine.
Saper rinunciare o modificare il programma non è un fallimento, ma una scelta di
consapevolezza. CAI e Soccorso Alpino ricordano, infatti, che quando ci si trova in
una situazione di difficoltà reale o potenzialmente pericolosa non bisogna esitare
a chiamare ilNumero Unico di Emergenza 112.
La richiesta di aiuto deve essere tempestiva, chiara e dettagliata. Una volta attivato il sistema di emergenza, è
fondamentale restare reperibili, non spostarsi se non indicato dagli operatori,
comunicare con precisione la propria posizione, segnalare eventuali ostacoli aerei
per l’eliambulanza, rendersi visibili e seguire le istruzioni ricevute. I soccorritori
sono in grado di valutare la situazione, orientare le persone in difficoltà e decidere
la modalità di intervento più adeguata. Può inoltre essere molto utile utilizzare
l’app GeoResQ, che consente di inviare una richiesta di soccorso geolocalizzata e
di registrare la propria traccia durante l’escursione: una funzione che, in caso di
ricerca di persone disperse, può agevolare significativamente il lavoro del
Soccorso Alpino, riducendo i tempi di intervento.
“Frequentare la montagna significa assumersi una responsabilità verso se stessi,
verso gli altri e verso l’ambiente” – dichiara il Presidente Generale del Club Alpino
Italiano,Antonio Montani.” Da oltre 160 anni il Club Alpino Italiano è impegnato
nella realizzazione di progetti di educazione, formazione e accompagnamento
alla frequentazione consapevole della montagna. La tessera CAI non è soltanto un
segno di appartenenza: permette di accedere a un patrimonio diffuso di
competenze, corsi, attività sezionali, informazione ecultura della prevenzione. La
prevenzione non limita la libertà: la rende possibile”.
L’iscrizione al CAI comprende inoltre specifiche coperture assicurative secondo le
condizioni previste dalle polizze in vigore, incluse coperture relative agli infortuni,
alla responsabilità civile e alle spese inerenti il soccorso in ambiente impervio nei
casi e nei limiti stabiliti. Per i soci e le socie CAI, la copertura “Soccorso alpino Soci”
è compresa nella quota associativa annuale e rappresenta una tutela specifica in
caso di interventi di ricerca, salvataggio e recupero in ambiente montano, ipogeo
e in zone impervie.
La polizza opera nei casi e nei limiti previsti dalle condizioni
assicurative, a favore dei soci CAI feriti, dispersi o comunque in situazione di
pericolo, e può prevedere il rimborso delle spese di soccorso eventualmente
sostenute direttamente dal socio, anche in caso di interventi complessi. La
copertura riguarda sia la frequentazione personale della montagna sia le attività
istituzionali del CAI, sempre secondo quanto stabilito dalla polizza, e si attiva
attraverso una procedura di denuncia e richiesta di rimborso alla Compagnia
assicurativa. L’iscrizione al CAInon è quindi solo adesione a una comunità: è
anche accesso a strumenti concreti di tutela, prevenzione, formazione e
accompagnamento a una frequentazione più consapevole della montagna.
“Il tema dei costi degli interventi di soccorso richiede chiarezza” – aggiunge
Maurizio Dellantonio, Presidente nazionale del Corpo Nazionale Soccorso
Alpino e Speleologico.
“Il Soccorso Alpino e Speleologico non chiede pagamenti
alle persone soccorse e non stabilisce eventuali addebiti. Il CNSAS opera
all’interno del sistema pubblico di emergenza, in coordinamento con le centrali
operative e con il Servizio Sanitario Nazionale. Eventuali forme di
compartecipazione alla spesa, previste in alcuni territori e in casi specifici, sono
disciplinate dalle normative regionali o provinciali e vengono valutate dalle
Aziende Sanitarie competenti, non dal Soccorso Alpino e Speleologico. Questoaspetto non deve mai generare esitazione nella richiesta di aiuto. In presenza di
pericolo, difficoltà non gestibile o possibile evoluzione verso una situazione di
emergenza, chiamare i soccorsi è sempre la scelta corretta. Allo stesso tempo, la
possibilità che un intervento venga valutato come non giustificato, o riconducibile
a comportamenti imprudenti, richiama tutti a un principio di responsabilità: la
montagna va frequentata con preparazione, rispetto dei propri limiti e attenzione
verso chi è chiamato a intervenire”.
CNSAS E CAI Ufficio Stampa
