AncheRoberto Bonati,coautore del docu-film “I cento giorni”, presente alla premiazione dei produttori de “La Forma del Latte”.
Il docu-film era stato appena presentato il giorno prima nel tendone della manifestazione zootecnica: Bonati però ha voluto ricordare le specificità del racconto, ce ricorda il rito antico della transumanza, nel caso del film tra la Valle Gerola e la Valvarrone, passando dalla Bocca di Traona, lungo uno dei percorsi più lunghi e difficili, per seguire la transumanza della famiglia Colli
«Ricordare la pratica della transumanza e dell’alpeggio vuole essere un riconoscimento a quei pastori e ai loro animali che, con ostinazione e sapienza, perpetuano un sapere originato nella notte dei tempi».
La regia, essenziale, come la vita dei pastori in alpeggio, è firmata da Carlo Limonta; il testo, attento e rispettoso della realtà pastorale, è di Roberto Bonati, residente in Valsassina e profondo conoscitore degli alpeggi.
In “I cento giorni”, però i protagonisti diventano gli animali. Vacche e capre avanzano lungo sentieri impervi e sassosi, attraversano la Bocchetta di Trona, poi scendono ancora, su un tracciato reso fangoso dalla neve appena sciolta.
Le vacche e le capre diventano personaggi : “gli animali hanno sentimenti, dice Bonati – anche di paura quando passano per declivi scoscesi”.
Con la fatica di un viaggio lungo e difficile, ma anche con il piacere della libertà, di respirare l’aria fresca, di bere l’acqua pura della sorgente, di scaldarsi al sole.
A dare ritmo alle immagini arrivano due voci narranti: quella di una mucca «Tina, una Bruna di sette anni , è sempre stata un punto fermo nella sceneggiatura», la “càp viacc”, la guida insomma delle vacche, quella che guarda e capisce le intenzioni dell’uomo (procedere o fermarsi) e dietro a lei tutte le seguono.
Poi, per dare impulso e speranza, abbiamo pensato a un bambino: Marco, un ragazzino sveglio. La freschezza e l’immediatezza di un bambino che racconta un’antica tradizione».
Le immagini seguono il percorso di andata e ritorno: circa 10 chilometri in due giorni all’andata e 24 chilometri al ritorno. Giornate durante le quali, però, il ritmo della monticazione non si può fermare. Ci sono la mungitura, la lavorazione del latte, il cibo da preparare per i pastori, il riposo da garantire alle vacche. Un lavoro lungo e faticoso.
E qui sta una delle scelte più forti del film: non nascondere la durezza. Le riprese della mungitura all’alba, a fine agosto, quando le giornate si accorciano e si lavora ancora al buio con il frontalino. Oppure la sequenza della mungitura durante il temporale: freddo, acqua gelida, grandine. Pastori e animali inzuppati, mani irrigidite che mungono con difficoltà.
Poi i cento giorni passano. L’erba perde forza, le temperature scendono. Si torna in stalla.
La transumanza si conclude a Delebio, dove le vacche, finista l’estate, ritornano con una certa nostalgia dei verdi pascoli estivi.





