Se qualcuno volesse vedere fino a che punto è arrivata la penetrazione del mercato cinese in Italia, basterebbe che sfogliasse il catalogo degli espositori Eicmadella Fiera Rho Milano.

Abbiamo aperto una pagina qualsiasi, alla lettera N: un florilegio di “Nantong”, “Nanching” “Nissin”, Ningbong” e via dicendo.
Cosa vogliamo dire ? Che praticamente quasi tre quarti ( a occhio e croce) degli espositori alla Fiera delle moto più importante d’Europa sono Cinesi.

Una volta (la Fiera Eicma io ormai la frequento da parecchi anni) la presenza dei Cinesi era limitata: si trovava in qualche stand, negli ultimi anni si erano fermati in un padiglione, ma era una presenza collaterale.

I Cinesi erano ancora pochi, venivano soprattutto per imparare e per copiare: ricordo alcune copie incredibili della Honda CB 500o, sempre della Honda, dell’ Africa Twin.
La Piaggioaveva fatto causa (e l’aveva vinta) perchè una ditta cinese aveva fatto una copia perfetta della Vespa.

Naturalmente la qualità di queste moto, che costavano un terzo delle originali, era a dir poco “discutibile”: se qualche pezzo si rompeva (e capitava spesso) trovare pezzi di riserva era piuttosto problematico.

Produttori giapponesi (Yamaha, Honda, Kawasaki) Italiani (Ducati, Beta, Fantic, Moto Guzzi ecc) e austro-tedeschi (KTM e BMW) potevano ancora dormire sonni tranquilli.

Oggi non è più così, decisamente non è più così . I Cinesi hanno imparato, e fin troppo bene: ogni anno portano all’Eicma una marca nuova, e quelle che ormai ci sono da qualche anno (ad esempio CF Moto, Zontes, Voge ecc.) sono sicuramente più che affidabili

Continuano a costare meno delle giapponesi e delle italiane, e hanno sempre più mercato , per non parlare delle ditte storiche cadute in loro possesso, come la Benelli e la SWM.

Insomma, la Cina è sempre di più la “Fabbrica del Mondo” e gli Italiani ( e gli Europei) stanno perlopiù a guardare.

Ecco, questo è stato il vero limite di un Governo che per quattro lunghi anni è stato a guardare: niente di fatto per diminuire i costi dell’energia( a differenza della Spagna, che ha puntato sulle riciclabili) mentre il precedente Governo Draghi aveva creato un Ministero per la Green Economy ( argomento troppo “Woke” per la Meloni).

Il Governo Renzi e Calenda, nel decennio precedente, aveva proposto“Industria 4.0”: di quel tentativo è rimasto solo lo “zero”, che da anni caratterizza la “non crescita” del PIL italiano.

Stare fermi mentre gli altri si muovono è quanto di peggio possa capitare, e lo ha sempre detto in primis la Confindustria : e anche dare sgravi fiscali , come l’aumento della “Flat Tax” a 100.000 euro di fatturato, servirà a ben poco se l’industria non è sostenuta.

Ci vuole ben altro, ci vogliono sonori scossoni, se non vogliamo ridurci a essere un paese che vive di solo turismo, mentre la nostra industria va sempre più nello sprofondo e viene progressivamente emarginata.

Perchè progettare di ridurre le aree industriali a centri commerciali (prima la ex Leuci a Lecco e ora la fabbrica Brambilla a Calolziocorte) non può essere certo una soluzione definitiva: se non si produce anche i “consumatori” non avranno più liquidi per acquistare alcunchè, e allora cosa si fa ?

Su questi argomenti bisognerebbe riflettere, prima di votare l’anno prossimo !
Questo sarebbe un bel punto per un serio programma da presentare agli Italiani.

Enrico Baroncelli

1 commento su “La Cina è vicina !”
  1. Ottimo l’invito di Enrico a riflettere prima delle elezioni dell’anno prossimo! Riflettere su Ilva, su nucleare, su estrazioni in Adriatico e su quello che è oggi l’Italia dopo 4 anni di correzioni dei disastri fatti da 10 anni di “governi tecnici”

    Enzo Patuzzi

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