Non solo flora alpina ricercata da appassionati botanici, disegnata, fotografata e raccolta negli antichi erbari, anche la passione per la scoperta dei coleotteri e delle piu’ belle specie di lepidotteri ha emozionato il viaggiatore alpestre.
I coleopteri e i lepidotteri alpini comprendono migliaia di specie adattate a vivere nelle foreste di fondovalle fino alle quote altimetriche piu’ estreme.
L’osservazione di questi piccoli insetti che rappresentano circa il 40% di tutti gli insetti conosciuti, ha reso spesso necessario una catalogazione che veniva in special modo inserita in opuscoli relativi a viaggi o esplorazioni di valli e montagne.
Giuseppe Medici di Domaso pubblica nel 1836 poche copie della sua tesi di laurea, conseguita presso I.R. Universita’ di Pavia, da donare agli amici piu’ meritevoli, si tratta del primo studio naturalistico sul Monte Legnone.
Si intitola: Saggio della storia naturale del Monte Legnone e del Piano di Colico, tesi di laurea sviluppata sotto gli auspici del professore di storia naturale Giammaria Zendrini.
Troviamo una parte che tratta degli insetti, pur essendo dall’autore poco conosciuta.
“La natura pero’ di questo scritto, l’estensione che va tuttora acquistando questo studio, e l’abbondante messe, che il Legnone offre a chi se ne diletta, richiedevano che io ne facessi parola”.
L autore si rivolse ai fratelli Antonio e Giovanni Battista Villa di Milano che coltivano con passione questo ramo di scienza, noti per le loro numerose peregrinazioni sul Monte Legnone, che gli offrirono il catalogo dei coleotteri piu’ rari e degni di menzione del luogo in discorso.
Il catalogo raccoglie 135 specie con oltre 310 sottospecie di coleotteri osservati e identificati dai fratelli Villa, tra i piu’ interessanti: Pterostichus var. purpuratus, Lass; Carabus Alpinus, Bon.; Bembidium bipunctatum, F.; Coccinella alpina Villa, Rhynchytes fagi, Dahl; Cetonia spoliata, Ansoplia campestris, Drylus flavescens, F.; Apion ebeninum.
Un opuscolo di poche pagine, riguarda Il breve viaggio nell’alta Engadina di Gianfranco Turati di Alzate Brianza che conclude la relazione con queste parole: “spinto da vari amici, ho quindi speso le ore di ozio nel trascrivere dal mio album queste note entomologiche. Sono poche e misere, lo vedo…ma oguno da’ quello che puo'”.
Rapporto su di alcune escursioni entomologiche nell’alta Engadina compiute nell’agosto 1879, Milano Tipografia L.Bortolotti e C.,1880.
Partito il Turati da Milano la mattina del 6 agosto sotto la pioggia arriva la sera a Chiavenna “che in quel giorno parve anche piu’ uggiosa”.
Il giorno successivo prosegui per la Val Bregaglia: Castasegna, e poi Promontogno dove inizia “la caccia” e sotto un folto bosco di abeti trova l’Hypaena obesalis Tr., e ancora piu’ su a Casaccia (1495 metri sopra il livello del mare) la Cidaria Carsata Lang., e un’ Acidaria lucidata Zeller.
Arrivato alla cima del Maloja (1840 m.), “mi trattenni ad ammirare da un poggio la valllata percorsa”, prima di proseguire per il lago di Sils e a seguire il lago di Silvaplana dominato dal Piz Corvatsch.
E di corsa a Samaden per l’Alta Engadina fino al magnifico albergo Bernina, che sorge quasi isolato ma molto frequentato dal giugno all’ottobre.
In questa magnifica area “raccolsi molte specie” di Erebias, Pieris, Lycaena, la rara Bombyz alpicola Stgr., la Dasychira fascelina L., e alcune sottospecie di Zygaena.
“Andammo quindi all’Albula pass, qui regnava la voce della Saxicola oenanthe, rompendo quel misterioso silenzio”
Arrivati in una distesa di prato, “dove la vegetazione appariva ricchissima di fiori potemmo ammirare svariate endemismi”: leontopodium alpinum, Genziana bavarica e glaciaris, l’Aster alpinus, la Viola calcarea, il Phyteuma, la Primula farinosa, il Carex rupestris, ” uno splendore per i nostri occhi”.
Anche il regno animale offriva il vero carattere alpino, e i coleotteri correvano indisturbati per le praterie scoscese, e svolazzavano veloci le farfalle colorate: la Setina lunaria, Colias psicomotricus, Agrotis fatidica, Psodos quadrifaria, Erebia pyrrha e altri piu’ comuni.
Il ritorno all’ospizioe del Bernina passando sui “tappeti della Silena acaulis e sui Dryas octopetala, fiori comunissimi in queste localita’”.
Il giorno successivo nella valle di Bevers, larga molto e solcata da un torrente che alimenta le acque dell’Inn, e infine una escursione alpinistica al ghiacciaio di Morterasch con partenza da Pontresina, il punto di riunione di tutti i touristes che vogliono visitare i ghiacciai.
“Alle altezze estreme trovammo la Telcia Saquax Hw. e la Penthina Lacunana Dup.”
Era quindi proprio giunta l’ora per il Turati di tornare ad affrontare l’ultima calura agostana che avvolgeva ancora Milano.
E adesso ci spostiamo in Asia col catalogo dell’esploratore e naturalista Gaetano Osculati (1808-1894).
Nel 1844 pubblica in edizione fuori commercio una sintesi del viaggio realizzato nel 1841-2 in compagnia dell’amico Felice De Vecchi nella Persia e nelle Indie Orientali.
La titolazione della brossura anteriore dichiara l’interesse principale del nostro naturalista: Gaetano Osculati anni 1841 -1842. Coleopteri raccolti nella Persia, Indostan ed Egitto e note del viaggio, stampato a Monza nella Tipografia di Luca Corbetta.
Segue alle 54 pagine di note di viaggio, l’importante catalogo: Coleopterorum enumeratio quae ad Persiam et Indias Orientales itinere a Cajetano Osculati collecta, dove vengono elencate 250 specie di coleotteri e oltre 700 sottospecie.
L’ultima pagina elenca 8 nuove specie di coleotteri individuati e nominati dall’autore.
Due di queste di cui abbiamo la fortuna di avere il disegno sono rinvenute in zone alpine.
Carabus Osculati Villa. Habitat Persia Occidentale (catena dei monti Zagros)
I monti Zagros sono la piu’ estesa catena montuosa dell’Iran e dell’Iraq. Con una lunghezza di circa 1600 km, si estendono dalla regione del Kurdistan fino allo stretto di Hormuz. La loro vetta piu’ alta e’ il monte Dena, che raggiunge i 4409 metri di altitudine.
Carabus Orientalis. Osculati Habitat in Armenia in Monte Ararat.
Il monte Ararat alto 5165 m. situato nell’Anatolia Orientale in Turchia, e’ celebre soprattutto come il leggendario luogo di approdo dell’arca di Noe’ dopo il Diluvio Universale secondo il racconto biblico della Genesi. Sebbene oggi si trovi in territorio turco, l’Ararat e’ il simbolo per eccellenza dell’identita’ armena. Dominando lo skyline della capitale Yarevan, e’ raffigurato nello stemma nazionale, e le sue origini mitiche sono legate al Patriarca Haik, leggendario capostipite del popolo armeno. Il nome stesso in lingua armena viene tradizionalmente fatto risalire a “creazione di Dio” o “luogo creato da Dio”.
Allegate seguenti immagini fotografiche:
Coperta in brossura del libro di Gianfranco Turati. In alto a destra dedica: a Erminia perche’ mi ricordi sempre, da Cecco (l’autore).
Disegno dei 2 coleotteri: Carabus Osculati. Villa, e Carabus Orientalis. Osculati, 1844.
Il monte Ararat,. S.Mazza.dis. 1842.
Giancarlo Valera


