…l’Italia, terra di passaggio di popoli e di dei non esisteva ancora quando, nel 753 a.C., narrano gli antichi:

Enea, un troiano sopravvissuto all’incendio di Troia, giunse nel Lazio ospite della popolazione di re Latino, che Livio definisce ‘aborigena’, e ne sposa la figlia. Turno, il re dei Rutuli di Ardea a cui era stata promessa Lavinia, attacca furioso la nuova città denominata Lavinio fondata dall’advena Enea (straniero).

In battaglia perde la vita il re Latino, ma vince Enea che tenta di riunire i due popoli chiamandoli ‘latini’ imponendo leggi e usanze.

ma…i Rutuli in segreto si alleano con gli Etruschi di Cere, il cui re Mesenzio, non accettando la nascita di una grande potenza latina, promuove la guerra contro i latini. Sul campo di battaglia Enea muore, ma la vittoria è latina. Cosicchè Ascanio, figlio di Enea, fonda Alba Longa alle pendici del monte Albano per riunire iI popolo latino assai variegato che viene così governato per 400 anni da 13 re albani fino alla nascita…ehm, quantomeno suggestiva, di Romolo e Remo (nati dall’unione di Marte e della vestale Rea Silvia): Romolo uccide il fratello Remo e diviene il primo re di Roma.

Fu così che Roma, la città eterna, nacque da sangue fratricida.

Romolo fondò Roma sul Palatino, all’epoca abitato dagli Arcadi di Evandro (un greco che si era trasferito nel Lazio) e, per popolare la città, il fondatore dette asilo a tutti coloro che erano disposti a trasferirsi e in più, per dotare Roma di un folto numero di giovani donne, escogitò il rapimento delle donne dei Sabini. L’ardito gesto del re romano causò un’altra guerra. La pace venne suggellata con la fusione dei Sabini di Tito Tazio e dei Latini di Romolo…

In pratica un miscuglio di popoli, di credenze, di conoscenze, di violenze, ma anche di scambi culturali e di arte che unisce, crearono le radici degli italiani.

Le Amministrazioni Comunali di Barzio e di Airuno, Ance Lecco-Sondrio, Vivenda in collaborazione con Francesca Corti, Cascina Consorzio c.a.p.o., Medihospes in collaborazione con Sky-Day, forse hanno intravisto l’alternativa alla ‘remigrazione’ cattiva e spietata sottolineata in molte ideologie filosofiche spiegate nelle università già prima della Grande Guerra e poi infiammate dal nazifascismo fino ai giorni nostri, forse hanno parlato all’anima dell’uomo cristiano e dell’uomo cittadino, forse hanno ignorato la voce del potente, peraltro migrante dell’ultimo dei migranti, che crede che la terra ruoti attorno all’ignoranza dell’arroganza del ‘potere che tutto può e tutto fa’ e che disprezza il popolo per quello che è e di cui ne fa parte perché mangia, dorme, e…come tutti: un’umanità che da Nord a Sud, da Est a Ovest, vuole nutrirsi, alzare la testa e vedere il cielo. Un diritto universale sancito dalla legge umana e…divina.

Il 16 settembre 2026 in Via Mulinetto, 2 in località Maggio di Cremeno nella Casa degli Artigianelli, ai margini del bosco, è stata inaugurata la Prima Festa dei Popoli con musica, canti, laboratori, poesie…testimonianze di vite provenienti da ogni dove.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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