OttobrediAntonia Pozziè una poesia che cattura uno dei momenti più malinconici della vita e della natura: quel punto di svolta in cui l’estate finisce, le giornate si accorciano e la montagna torna al suo silenzio originale.

Con poche parole, precise come gli scatti di una macchina fotografica, la poetessa non ci descrive solo il cambio di stagione sul calendario. Ci porta dentro un’emozione che tutti abbiamo provato almeno una volta: la sensazione di svuotamento quando una fase felice della vita si chiude e dobbiamo prepararci ad affrontare il freddo, l’ombra e la solitudine.

Antonia Pozzi ci mostra che salutare il passato non deve per forza trasformarsi in un dramma. Anche nel congedo, nel lasciar andare ciò che è stato, si nasconde una forma di profonda dignità e di intima bellezza.

Composta a Pasturo il 30 settembre 1935 e poi raccolta nel volumeParole, questa poesia nasce ai piedi delle Grigne, il luogo del cuore dove l’autrice amava rifugiarsi. È una pagina di grande poesia che intreccia in modo indissolubile i paesaggi lecchesi con le emozioni più fragili del nostro animo.

Leggiamo insieme questiversi di Antonia Pozziper capirne il contesto, il significato e la grande lezione di vita che conservano per noi.

(Introduzione da“Libreriamo”di Saro Trovato)

OttobrediAntonia Pozzi

È crollo di morta stagione
quest’acqua notturna sui ciotoli.

Lànguono
fuochi di carbonai sulla montagna
e gela
nella fontana un fioco lume.

L’alba vedrà
l’ultima mandria divallare
coi cani, coi cavalli,
in poca polvere
dietro un dosso scomporsi.

Pasturo, 30 settembre 1935

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