Gli interventi dei professori e dei ricercatori al Convegno di sabato scorso a Primaluna
Sara Epis: funghi e adattamento agli ambienti estremi
Sara Epis, docente dell’Università degli Studi di Milano, ha coinvolto la platea con un intervento
sul mondo dei funghi. L’introduzione, semplice ed efficace, ha ricordato che quelle che
comunemente chiamiamo muffe sono anch’esse funghi, mostrando quanto anche concetti
quotidiani possano nascondere una realtà scientifica più complessa.
L’intervento si è concentrato sulle strategie che permettono ai funghi di sopravvivere,
proteggersi, svilupparsi e diffondersi in ambienti difficili o ostili per l’uomo, compresi i
sotterranei minerari e altri contesti estremi.
Raúl Manenti: la vita animale del sottosuolo
Il professor Raúl Manenti,dell’Università degli Studi di Milano, ha spostato l’attenzione sulla vita
animale del sottosuolo. Accanto a salamandre e rane, più facilmente riconoscibili, esiste un
universo di piccoli organismi, crostacei e forme di vita legate alle acque e agli ambienti umidi
delle gallerie, spesso difficili da osservare anche per la loro sensibilità alla luce.
È emerso il valore della miniera come piccolo ma significativo ecosistema scientifico. Differenze
di ventilazione, temperatura, umidità e presenza d’acqua possono creare condizioni diverse
anche fra livelli differenti della stessa miniera e determinare variazioni nelle popolazioni
presenti. Epis e Manenti hanno espresso interesse per la prosecuzione degli studi e delle ricerche
in questi ambienti.
Giovanni De Ponte: l’archivio e la miniera durante la guerra
Giovanni De Ponte, giovane archivista neolaureato con 110 e lode con una tesi dedicata
all’archivio di Pierfranco Invernizzi, ha lavorato su documenti, mappe, fotografie, ricordi e
testimonianze facendo emergere soprattutto la dimensione umana della storia mineraria.
Il suo intervento ha proposto una prospettiva particolare sugli anni della guerra. La miniera,
normalmente associata nell’immaginario alla fatica e al pericolo, poteva diventare anche un
luogo di protezione. Poiché l’attività mineraria rivestiva un’importanza strategica, direttori e
concessionari potevano attivarsi per cercare di far impiegare in miniera giovani destinati al
fronte.
Fra le figure richiamate da De Ponte vi èTommaso Invernizzi,nonno dell’omonimo ingegner
Tommaso Invernizzi oggi presente al convegno e concessionario della miniera nel periodo
bellico. Dalla documentazione illustrata emerge il suo intervento attraverso lettere finalizzate a
cercare di portare giovani alla Miniera di Cortabbio e sottrarli alla destinazione al fronte.
16. Tommaso Invernizzi e la memoria trasmessa tra generazioni
L’ingegner Tommaso Invernizzi, figlio di Pierfranco Invernizzi, ha partecipato all’intera giornata
intervenendo più volte per confermare ricordi e racconti ascoltati dal padre in merito ai
minatori, a Tanghetti e alla famiglia Bettinelli.
Fra gli episodi ricordati vi è quello nel quale Angelo Bettinelli salvò Pierfranco Invernizzi
durante un sopralluogo: Pierfranco non si era accorto di stare per mettere un piede nel vuoto e
rischiava di cadere in una zona di coltivazione. L’intervento di Angelo evitò la caduta. Il racconto
ha aggiunto un ulteriore tassello ai rapporti di fiducia e responsabilità che legavano le persone
della miniera.
Il docufilm e il significato di essere “custode”
La mattinata si è conclusa con un breve intervento di Dario Milani sul docufilm in fase di
preparazione. Il progetto prende avvio dalla dedica che Pierfranco Invernizzi scrisse a Dario nel
proprio libro, affidandogli idealmente il compito di mantenere viva la memoria della miniera e
dei suoi protagonisti.
Da questa consegna nasce la riflessione sul significato dell’essere custode: non soltanto
conservare un luogo fisico, ma creare relazioni, coinvolgere istituzioni, università, scuole,
oratori, associazioni e persone, parlare della miniera e trasmetterne il valore.
La Miniera di Cortabbiopermette infatti di raccontare la storia sociale della valle, le
trasformazioni dell’occupazione, le persone e i sistemi coinvolti nel trasporto, l’evoluzione delle
tecniche estrattive, le difficoltà e i pericoli che cambiavano con le epoche. Il custode diventa così
un tramite temporaneo, un anello chiamato a consegnare la memoria a chi verrà dopo, evitando
che la miniera finisca dimenticata e ricoperta dalla vegetazione insieme alle storie di chi l’ha
vissuta.
Ore 15: ripresa dei lavori dopo il pranzo alla Miniera di Cortabbio
Alle ore 15 le attività sono riprese direttamente alla biglietteria della miniera. I partecipanti sono
stati suddivisi in due gruppi, con due esperienze differenti ma complementari.
Il percorso scientifico e tecnico
La componente scientifica e i tecnici presenti anche per gli accreditamenti di collegi e ordini
professionali hanno seguito la guida Lucia, assistita dalla guida Alessia. Il percorso ha interessato
la prima parte della miniera fino all’ascensore panoramico, presente a Cortabbio dal novembre
2025.
L’ascensorerappresenta uno degli elementi più recenti del percorso di visita ed è presentato
come un unicum nel panorama minerario italiano; l’eventuale primato europeo, richiamato
durante la giornata, dovrà essere verificato documentalmente prima di essere utilizzato come
affermazione promozionale definitiva.
La visita con i minatori: la guida diventa ascolto
Il secondo gruppo ha vissuto una visita profondamente diversa. Dario Milani, insieme ai
minatori, a Dario Bettinelli, a Gian Vittorio Tanghetti e agli altri presenti, ha svolto soprattutto il
ruolo di apripista e facilitatore. Invece di spiegare lui la miniera, ha cercato di far parlare
direttamente chi vi aveva lavorato.
Le gallerie sono così diventate il luogo nel quale confrontare il racconto delle guide con la
memoria diretta: nozioni tecniche, metodi di lavoro, soluzioni pratiche e vita quotidiana sono
state spiegate esattamente nei luoghi nei quali erano state vissute. Franco Lozza ha effettuato
riprese video, con la prospettiva indicata di un possibile servizio sui canali regionali.
Il percorso ha generato momenti intensi ed emozionanti. All’uscita, il sentimento condiviso è
stato soprattutto quello della gratitudine: per ciò che ciascuno ha fatto in passato, per ciò che
continua a fare e per la disponibilità a mettere esperienze e ricordi a disposizione di chi vorrà
conoscere e tramandare questa storia.
Le guide del Gruppo Grignolo: conferme e nuove domande
Le guide del Gruppo Grignolo presenti alla giornata hanno espresso entusiasmo e gratitudine per
quanto ascoltato, chiedendo di ringraziare tutti gli intervenuti e in particolare i minatori. Le
testimonianze hanno dato conferme e chiarimenti, ma soprattutto hanno aperto nuove domande
e nuovi percorsi di approfondimento.
Un patrimonio che unisce storia, scienza, turismo e comunità
L’intera giornata ha mostrato come la Miniera di Cortabbio non possa essere letta soltanto come
testimonianza di archeologia industriale. È contemporaneamente luogo della memoria del
lavoro, archivio di conoscenze tecniche, spazio di ricerca geologica e biologica, strumento
didattico, attrazione culturale e possibile elemento di integrazione dell’offerta turistica della
Valsassina.
Il valore più raro emerso dal convegno è però quello della memoria orale. Documenti, mappe e
reperti sono indispensabili, ma acquistano una dimensione diversa quando possono essere messi
in relazione con le voci di chi ricorda dove si lavorava, come si affrontava un problema, quali
paure si provavano e quali rapporti si costruivano fra compagni.
Conclusioni
Il convegno del 17 ottobre 2026 ha costruito un ponte fra generazioni e competenze diverse. Le
istituzioni hanno richiamato la necessità di tutelare il patrimonio immateriale; le scuole e i
progetti divulgativi hanno mostrato come trasmetterlo ai più giovani; i minatori hanno restituito
il sapere concreto del lavoro; le università hanno aperto nuovi campi di ricerca; gli archivi
hanno riportato alla luce vicende umane che rischiavano di essere dimenticate; le guide hanno
trasformato le testimonianze in nuove domande per il futuro.
Dalla ricerca del giacimento alle volate, dai fornelli ai binari, dalle tramogge alla Galleria
Vittoria, dalle idrovore alla Jeep Willys, dalle storie familiari alle vicende degli anni di guerra, la
miniera è apparsa come un luogo nel quale tecnica e vita umana sono inseparabili.
Il compito che resta è continuare a raccogliere, verificare, ordinare e trasmettere questo
patrimonio. Perché una miniera chiusa può diventare silenziosa; ma finché le sue storie vengono
raccontate, studiate e condivise, la sua memoria continua a vivere
DalResoconto completo Giornata di Cortabbioa cura diDario Milani(che ringraziamo per l’autorizzazione a pubblicare)




