Le miniere della Valvarrone diventano un museo, e…mentre il minatore guarda la luna, un ponte nell’aria le raggiunge
…Ciàula,il caruso del picconiere Zi’Scarda, non ha paura del buio della miniera, ma ha paura del buio della notte…una sera Cacciagallina, il proprietario della miniera, chiede ai minatori di fermarsi a lavorare per finire il carico di quel giorno. Gli unici a trattenersi sono il manovale e il picconiere.
A notte fonda, Ciàula con il sacco pieno di zolfo esce dalla miniera e affronta impaurito il buio, ma quando arriva in prossimità degli ultimi scalini, con grande stupore si accorge di essere circondato da una luce intensa. Scopre, per la prima volta, la bellezza della luna: “sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è data mai importanza”. E quel piccolo uomo sporco di terra nera, davanti all’enorme lanterna del cielo, piange di gioia.
Ciàula scopre la luna, Pirandello.
Attiva dal 1907 e scoperta dall’operaio Abramo Rusconi, la miniera della Valvarronein località Lentrèesulla dorsale del Monte Muggio di fronte a Tremenicoè nota per l’estrazione del feldspato, un minerale usato nell’industria della ceramica. Oggi la miniera è gestita da Italmineraria.
Dal 24 ottobre 2026 la miniera si potrà raggiungere attraverso un ponte di elevata progettazione ingegneristica che collega i versanti della vallata.
Per valorizzare l’area mineraria l’Ecomuseo della Valvarrone ha promosso il progetto di recupero della miniera e la realizzazione della spettacolare passerella tibetana sospesa nel vuoto lunga 450 metri e alta 204 metri sul fondovalle, chiamata Ponte dei Minatori che collega Tremenico a Lentrèe.
Le miniere di Lentrèerappresentano un prezioso patrimonio storico e industriale della Provincia di Lecco sia per l’estrazione del ferro dai tempi dei Celti e poi dei Romani, sia per quella del feldspato agli inizi del ‘900.
Durante il Granducato di Milano le miniere della Valvarrone rappresentarono la principale fonte di approvvigionamento del ferro per la produzione degli armamenti.
Le tracce degli antichi sentieri minerari sulle dorsali ripide verso il Rifugio Casera Vecchia di Varrone, oggi frequentati dai cervi il cui bramito si perde tra i vecchissimi castagni, scrivono i passi della storia della Valle.
Il Museo Cantar di Pietra, situato dove si intersecano le viuzze di Tremenico, permette al visitatore un’esperienza unica: una voce narrante racconta la durezza del lavoro delle miniere e racconta la vita dei montanari che si svolgeva in una delle valli più impervie del comprensorio che, proprio per questa caratteristica, è rimasta nel tempo avvolta dalla sua bellezza vergine.
La miniera si trova per la precisione all’interno del dominio Subalpino Gneiss di Morbegno, al contatto tra la zona di Dervio, Olgiasca, Monte Muggio; l’area è attraversata da un lineamento tettonico d’età triassica, il norico: linea Val Grande, Lugano; la mineralizzazione è costituita da roccia bianca composta da feldspato, quarzo e a volte muscovite; ed è costituita da una rete di gallerie poste a circa 15 metri di dislivello l’una dall’altra che vanno da 692 metri s.l.m. a 840 metri s.l.m.
La coltivazione della miniera avviene secondo il metodo ‘sublevel stoping’ indicato per le posizioni ad elevata inclinazione e prevede l’estrazione del minerale mediante esplosivo. Per garantire la stabilità della struttura i ‘vuoti’ sono separati tra loro da diaframmi verticali di minerale. Il giacimento si sviluppa su 9 livelli con 4 filoni: Crotta Pernighera, Filone Pernighera, Ammasso Sassadura, Filone Lentrèe.
Il Ponte dei Minatoriè stato costruito per essere percorribile da tutti, l’opera è considerata dai valligianiun mezzo per viaggiarenel paesaggio di casa, dove i verdi della natura selvaggia si moltiplicano ad ogni angolo di luce, tra memoria e tradizione.
Il video che ho realizzato qualche ora fa, vede ancora lavori in corso all’imbocco dell’attraversamento del pontecon un gruppetto di lavoratori coi caschetti gialli e, tra le funi tese nella nebbia, i tecnici che lo collaudano.
MARIA FRANCESCA MAGNI




Grande, instancabile, preziosa Francesca.