Le strade di Milano, Bologna, Torino, e oggi persino la tranquilla Lecco si sarebbe dovuta trasformare nell’ennesimo teatro di un cortocircuito sociale dove a perdere sono sempre gli stessi. Da un lato della barricata c’è la rabbia legittima di cittadini esasperati dal carovita e da una pressione fiscale insostenibile; dall’altro, ci sono donne e uomini in divisa, padri di famiglia con stipendi modesti che rischiano l’incolumità per garantire l’ordine pubblico e portare a casa un pezzo di pane. A inquinare questo scenario si inseriscono spesso sciacalli e frange violente, che approfittano del caos per distruggere le città, delegittimando i diritti di chi manifesta pacificamente e colpendo i piccoli commercianti. È il trionfo della disperazione orizzontale.
Il caso emblematico è andato in scena proprio questo pomeriggio a Lecco, dove abbiamo assistito a una vera e propria “protesta fantasma”. È bastato un video anonimo su TikTok con lo slogan “Alle 16 tutti in piazza, facciamo come in Francia” per scatenare una psicosi collettiva: negozi barricati, dehors smontati per prudenza, scuole svuotate in anticipo e il centro storico presidiato da un massiccio spiegamento di forze dell’ordine in assetto antisommossa. Risultato? All’orario stabilito in piazza XX Settembre non si è presentato nessun manifestante.
Chi guadagna da questo massacro mediatico, fisico e logistico? Certamente non i cittadini, né i piccoli commercianti che hanno perso gli incassi, né chi indossa una divisa. Il vero beneficiario è il potere politico. Mentre la piazza sanguina, si spacca o si paralizza per la paura, i palazzi del potere restano al sicuro, arroccati nei loro privilegi. Finché la rabbia e l’attenzione pubblica rimangono confinate nello scontro fratricida o nell’inseguimento dell’allarme social del giorno, la politica è esentata dal dare risposte concrete sul fisco, sui salari e sui servizi essenziali. Una distrazione di massa perfetta, pagata con le tasse della povera gente.
Se le nostre comunità godessero di un sistema di sicurezza preesistente e permanente – con pattugliamenti fissi, coordinamento investigativo continuo e un controllo del territorio costante come avviene in molte moderne città d’Europa – non ci sarebbe bisogno di farsi prendere dal panico e bloccare una città per un post qualunque. Purtroppo, invece, le amministrazioni locali preferiscono vivere costantemente sull’emergenza, inseguendo i problemi invece di prevenirli.
Questa mancanza di visione strategica riporta alla mente le battaglie storiche di Filippo Boscagli, che per dieci anni in Consiglio Comunale a Lecco ha fatto della sicurezza vera, quotidiana e strutturale la sua priorità assoluta. Oggi che quel modello di prevenzione sistematica manca, la politica si ritrova ridotta a gestire l’ordine pubblico a colpi di spot emotivi, blindando un centro cittadino per un fantasma virtuale e scaricando i costi economici di una gestione puramente reattiva sulle spalle dei contribuenti.
Ezio Venturini
Patto per il Nord
