La sfilata della nostra vita condivisa tra i casali di Cremeno e la chiesuola sconosciuta di Sant’Anna

La strada per la Valsassina che parte daBallabio, poi sale sull’Altopiano e ritorna in Valle sfiorando Pasturo, Introbio, Vimogno, Primaluna, Cortabbio, Cortenova, e come un forcone a tre punte giunge aEsino Lario, arriva in Valvarrone, e scende in Riviera, abbracciata dalle montagne che sprofondano nel lago, è una direttrice che ricalca gli antichi insediamenti dell’uomo costruttore di vita e di pace: i capitoli di questa bella storia sono rintracciabili sulle tracce sparse qua e là nei villaggi appena visibili tra le faggete.

Ebbene, tra tutti i Paesi della Comunità Montana che ho visitato,solo Cremeno ospita i ‘casali’, negli altri borghi del territorio montano si parla di ‘caselli’o ‘cassin’. Il toponimo Cassina Valsassina probabilmente vanta questa derivanza.

Casale Besozza,casale Laghetto, casale Garabuso, Casale Tonalli, tanto per citarne alcuni, si trovano nel Comune di Cremeno e sono ben segnalati. Queste strutture rurali s’infarinano con le vicende storiche dell’intera Valle.

Unità, solidarietà, condivisione, perseveranza, la volontà di migliorarsi e di migliorare l’esistenza di tutti sono state le pietre fondanti delle nostre comunità, a partire dalla realtà montana agro-pastorale che si perde nel tempo.

“…i risultati non arrivano per caso, ma sono il frutto della passione, della disciplina e della capacità di rialzarsi dopo ogni fatica. La competizione più importante è quella che ci spinge a diventare persone migliori, senza mai perdere il rispetto per chi ci sta accanto. La corsa in montagna, in particolare, ci ricorda qualcosa di essenziale: nessuno raggiunge il traguardo da solo.

Accanto al talento servono il sostegno degli altri, il senso di appartenenza a una squadra, a una comunità, la disponibilità di aiutarsi reciprocamente.

Vincere senza danneggiare gli altri, dare il meglio di sé senza dimenticare l’umanità…” discorso diElide Codega,Sindaco di Premana, pubblicato su: ‘ Giir di Mont’ XXII edizione.

I ‘casali’ sorsero in origine come insediamenti funzionali per la gente del posto:pastori, contadini e boscaioliche, per arrotondare il magro reddito, divennero ancheminatori e artigiani del ferro e della lana. In questi casoni, quasi fortezze, vivevano le famiglie stanziali agganciate ad un unico ceppo, con gli animali e gli attrezzi per la lavorazione prevalentemente del formaggio.

Le regole che si imposero i ‘casolani’ per convivere in pace prevedevano l’uso ragionevole per tutti deibeni considerati comunicome leacque, i pascoli e i boschi. Ricordo un dettaglio citato dalla scrittrice esinesePinuccia Nasazziin merito: persino l’asino, preziosa risorsa per il trasporto del fieno in alta montagna, veniva messo a disposizione dal proprietario per chi non aveva la possibilità di comperarlo…

Ma…le lotte di potere dei potenti si susseguirono con continuità da epoche remote: celti, romani, longobardi, lanzichenecchi, barbari di ogni dove…destini intrecciati in seguito con gli anelli della catena delle vicende storiche degli Arcivescovi di Milano, i della Torre, iVisconti, gli Sforza…tutti intenti a dominare la Valle Alpina del taleggio, e nel1647 Giulio Montidi Lecco acquistò tutta la Valsassina per 15.000 scudi, nonostante l’impegno assunto coi valligiani di non infeudare la vallata…seguirono così altre guerre e pestilenze che cessarono con l’avvento di Maria Teresa d’Austria. Ma…nel tempo che venne dopo, altre battaglie, altro sangue colò nelle pieghe dei nostri monti…

Tuttavia i rustici ‘casali’ rimasero ‘in piedi’: troppo importante fu la difesa della micro-economia montana da parte delle minuscole comunità familiari che fecero corolla attorno al loro pezzetto di mondo, senza violenza e senza prevaricazione in un lento processo di sapiente lavoro di squadra.

E…attaccata al Casale di Balisio a Cremeno, nascosta, a un palmo sopra la strada che attraversa il colle, scorgo una chiesuola dalla facciata gialla con la scritta: “Divae Annae Dicatum”, dedicata aSant’Anna, la madre di Maria. La chiesina è chiusa e scompare nel muraglione del ‘casale’ in un silenzio purissimo, cadenzato dal gorgoglio di un antico abbeveratoio per le mucche.

Sant’Anna non era una ‘wonderful woman’, era una donna semplice, tribolata e provata dalla vita come tutti noi, forse è proprio per questo che venne scelta per essere la nonna di Gesù. Secondo la tradizione apocrifa sant’Anna si è sposata tre volte, rimasta vedova due, e ha avuto tre figlie tutte di nome Maria: Maria di Cleofa, Maria Salomè, e…Maria, la madre di Gesù, figlia di Gioacchino. Secondo i vangeli canonici sant’Anna ebbe soloMaria,la mamma di Gesù.

Inoltre sant’Anna, già anziana, dovette subire la separazione decisa da Gioacchino che, umiliato dal Sacerdote per non avere generato, abbandonò la moglie e si ritirò nel deserto fino a quando un Angelo del Signore lo destò dal torpore in cui era caduto invitandolo a tornare da Anna incinta di Maria…Il bacio che i due sposi ricongiunti si sarebbero scambiati dinanzi allaPorta Aureadi Gerusalemme, ritenuto luogo di manifestazione della presenza divina, avrebbe annunciato l’avvento del Messia.

“E’ come quando gli elefanti sfilano tenendosi per la coda,

ma se poi uno solo si allontana

il circo non trova più il parco,

io definisco crudele e forse anche la radice di ogni crudeltà

sapere che cosa accade ma non riconoscere il fatto.

E allora invoco una voce, qualcosa di indefinito,

una ragione remota e importante in tutti coloro che parlano:

potremmo anche ingannarci a vicenda,

ma meglio sarebbe rifletterci bene…

affinché la sfilata della nostra vita condivisa

non si perda nell’oscurità”

William Stafford,A Ritual to Read to Each Other

MARIA FRANCESCA MAGNI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*