Ciliegie e gamberi nell’Ultima Cena dei Baschenis

Dal 1400 al 1600 i pittori della Valle Averara,originari di Colla frazione del Comune di Santa Brigida della provincia di Bergamo, detti i Baschenis, per 20 generazioni dipinsero chiesette alpine e case contadine, anche qui vicino a noi in Valtorta sul confine tra Lecco e la bergamasca e poi…coi loro carretti carichi di pennelli e polveri colorate si spinsero in un viaggio avventuroso e illuminante arrivando in Valsassina, probabilmente dalla Val Taleggio, proseguendo per la Valtellina e, dal passo del Tonale varcarono il confine della Lombardia per scendere in Val di Sole fino ai meleti e alle malghe della Val di Non in terra trentina.

I Baschenis: una bottega di frescantiche si tramandarono per secoli il mestiere di padre in figlio.

La loro pittura trasuda vivacità di colore e la loro tecnica sapiente dell’affresco si ritrova anche su grandi superfici senza sfumare nelle muffe…

Ancora oggi dopo secoli, i Baschenis con le loro pitture, raccontano storie in sequenza per parlare alla gente semplice, il loro estro artistico mira a interloquire attraverso l’anima del dipinto.

…Nei borghi agricoli di Rumo, un paese che non esiste nell’Alta Valle di Non, ma che rappresenta l’insieme di gruzzoli di case e di chiesette coi campaniletti a punta in mezzo ai campi di mele in quell’area alpina di confine tra Bolzano e Trento dove si parla l’italiano e il tedesco, i fratelli bergamaschi Giovanni e Battista Baschenis si fermarono. Guardando l’ampia vallata ricoperta dai pomi d’oro videro scomparire la linea liscia e grigia del mondo che avevano abbandonato…e l’aria leggera e lavata avvolse la cupezza di quei monti inaccessibili davanti a loro e li rese lucenti, con l’Adamello e il Brenta da cornice laggiù oltre le molli ondulazioni degli infiniti colli…

Queste montagne, cinquecento anni dopo l’arrivo dei Baschenis, divennero i territori dilaniati dalle trincee degli Alpini italiani e degli austriaci durante la Grande Guerra.

“Adamello, Adamello,

Adamello

per venirti a conquistar

traversando i laghi Pian

di Neve

sotto il fuoco, mitraglia e

cannon…” Adamello, canto Alpino

…da lontano i Baschenis notavano i fiori sugli usci, ad ogni finestra, sul bordo della strada, fiori per delimitare i terreni da coltivare…e annusarono l’odore della rosa selvatica diffusa dalle tasche dei grembiuli blu delle ragazze chine sull’agro…

Sant’Udalrico, la chiesina a Corte Inferiore (di Rumo), già presente nel ‘400 e consacrata nel 1512, pare sia stata costruita sui resti di una chiesetta romanica nominata nei documenti del clero nel 1371. Sulla parete sud esterna si notano 3 strati diversi di affreschi, fra i quali spicca la figura della Madonna in trono con Bambino, opera dei pittori Giovanni e Battista Baschenis, ma l’opera più spettacolare dei Baschenis è sicuramente l’Ultima Cena datata 1471. Prima testimonianza pittorica dei frescanti della Valle Averara in Trentino.

Magistrale è l’uso degli stampini, la tecnica che caratterizza i Baschenis.

Il ciclo, diviso in due registri, rappresenta l’Ultima Cena, Santa Barbara e San Barnaba nella porzione superiore, mentre re David e Santo Stefano in quella inferiore.

Ciò che mi colpisce, oltre alla vastità dei colori armonicamente diluiti, è la presenza sulla tavola di numerose stoviglie con canestri di pani e molte pietanze e, ‘casualmente’ sparsi sulla tovaglia bianca davanti ai 12 apostoli commensali spiccano gamberi e ciliegie, rosse e nere.

I gamberi si sà, camminano all’indietro…che significato avranno sulla tavola dell’Ultima Cena?

Sono molte le interpretazioni, il significato più coerente è quello dell’uomo che tentenna, si ritrae dalla verità, che viene meno alla parola data, che rinnega il proprio credo di fronte al pericolo di perdere qualcosa…

Sarà suggestione, ma guardando l’immagine sembra che i gamberi figurati dai Baschenis abbiano le sembianze di scorpioni: simboli del male e del peccato.

Leciliegieinvece sono considerate il frutto del Paradisoe costituiscono il simbolo dell’amore di Cristo per gli uomini. Il nocciolo viene associato al legno della croce su cui si consumò la Passione, il succo macchia, come il sangue che non va più via. Il colore rosso ricorda il sacrificio di Gesù e preannuncia le sofferenze della sua Passione, mentre la forma tondeggiante leggermente a forma di cuore rimanda al cuore umano che anela alla bontà e alla grazia divina.

Le ciliegie nere rappresentano principalmente il sangue di Cristo versato per la Redenzione dell’umanità attraverso la Passione: dal processo alla morte, sopportata dal Giusto dei giusti con la corona di spine…

Altri particolari emergono dall’Ultima Cena dei Baschenis: le mani degli Apostoli parlano mentre le loro bocche sono chiuse…

Giovanni, il prediletto, dorme sul piatto di Gesù mentre Giuda, il traditore, è rannicchiato su uno scranno sotto la tavola e Gesù, seduto in trono, lo imbocca senza guardarlo…con grandi occhi celesti…

Sulle vesti degli apostoli e di Gesù sono impresse delicate greche di fiori…

MARIA FRANCESCA MAGNI

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