…E’ una storia che parte da lontano…e si verifica ogni qual volta manca ai nostri figli ogni riferimento di appartenenza a un luogo e a una comunità.
Il modello sociale non è più capito dai giovanissimie viene inteso come una mannaia ingiusta e cattiva che addita la diversità economica e culturale che li emargina. Quindi scatta la rabbia nelle menti in erba contro il sistema, da sconfiggere con comportamenti aggressivi, iperattivi, da bullo, come nella realtà virtuale dei videogiochi che eccita alla violenza quando i bisogni non vengono considerati e i desideri esauditi.
I ragazzini non trovano in famiglia, tradizionale, monogenitoriale, allargata, con disabilità, o…sfasciata punti di incontro emotivo. E le famiglie non sanno interfacciarsi con i nuovi linguaggi comunicativi del web e sono esasperate nel far quadrare i conti della spesa e a risolvere i problemi di salute e di lavoro…
E’ necessario mettersi al fianco delle famiglie che vivono momenti drammatici di incertezzaper capire fino in fondo in che contesto vivono i nostri bambini. E il progetto deve garantire misure stabili di politica sociale, capaci di dare continuità e sicurezza alle famiglie più vulnerabili del territorio. L’aiuto ai bisognosi non deve essere un parere distillato dall’alto, ma un’esperienza concreta per lenire le sofferenze di bambini e famiglie in difficoltà.
La solitudine minorilenon può essere classificata come una banale sensazione di isolamento doloroso relegato nelle classi sociali povere di mezzi e di valori, ma è il sintomo universale di chiusura totale e di sfiducia verso il mondo adulto costantemente contraddittorio, arrogante, e nello stesso tempo non credibile.
L’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in una recente ricerca ha messo in evidenza l’emergenza solitudine che riguarderebbe soprattutto i paesi più sviluppati dove il 15-18% della popolazione non ha contatti con familiari e amici…aumentano invece le interazioni digitali.
Tuttavia anche gli incontri a faccia a faccia dei ragazzi non sono più sufficienti a farli sentire supportati e in comunione col prossimo perché non sono qualificanti. Le relazioni sono degradate nella ‘liquidità’ di legami meno impegnativi che nascono e tramontano in tempi brevi, e la solitudine giovanile è diventata una questione di salute pubblica.
Non credo che i bambini di 11 o 12 anni, quelli che hanno contribuito con altri minorenni a devastare i negozi di Milano domenica scorsa, si possano catalogare come delinquenti, sarebbe puerile addivenire a una riflessione su questo fenomeno violento di bambini con una legge che spegne il ‘fuoco’ della ‘gioventù bruciata’ con: hai sbagliato e adesso paghi con la galera…troppo facile, diventerebbe un mezzo potente per aumentare l’astio e innescare nuova violenza.
Qui si tratta di una intera generazione di preadolescenti italiani che stanno male. Perchè nessuno li ascolta?
Tantissimi bambini oggi sono tristi, irritabili, hanno spesso mal di testa e di stomaco, dormono poco e i loro occhi sono sempre immersi negli schermi dove incontrano chiunque. Anche i veri delinquenti, quelli che stanno dietro le quinte, i veri padroni del teatro informatico, coloro che sanno adescare i bambini con un baratto di cuore: ti ascolto, sei intelligente…entra anche tu in questo club…faremo giustizia, diventerai un eroe, insieme distruggeremo ciò che ti crea ansia e frustrazione…
Non pare strano che in questo periodo, in cui l’Europa sta prendendo posizione marcata nelle vicende di geopolitica, si stiano accendendo i falò della devastazione nelle città europee attraverso i minorenni ‘senza speranza’? E’ una strategia criminale simile all’adescamento mafioso degli scugnizzi di strada, ‘i senza famiglia’, nello spaccio della droga.
La politica fa finta di non accorgersi di questi bambini terribili le cui esistenze sono terrificanti, registra i danni da essi causati e presenta loro il conto.
Stiamo facendo davvero passi in avanti in tema di sicurezza o stiamo perdendo qualcosa di essenziale per la nostra vita: il futuro dei nostri bambini?
In ogni caso, penso che tutto questo disastro umano sia il carburante a buon mercato usato da qualcuno che ha interesse a creare confusione e alimentare odio sociale.
“Vorrei che ci fosse un
solo giorno in cui io non
debba sentirmi così
confuso e non debba
provare la sensazione di
vergognarmi di tutto”. Jim Stark (James Dean), nel film Gioventù Bruciata, 1955
MARIA FRANCESCA MAGNI
