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Il cioccolato del lago con la carta azzurra e la stella alpina

Guardando qua e là nel grande spazio dell’ospedale abbracciato dalla nebbia umida milanese, mi imbatto nella carta azzurra con la stella alpina di una piccola tavoletta di chocolat.

Inconfondibile la tinta d’azzurro, né troppo scura né troppo chiara, unica e bellissima. Erano anni che non vedevo sui banchi popolari di vendita il cioccolato della nota fabbrica Icam di Lecco, nonostante la raffinata bottega ancora presente a Pescarenico.

Quanto tempo è passato dalle merende al Piaz con il pain et chocolat! E con la carta azzurra ritagliavo vestitini di carta per la mia bambola di carta…

L’incanto del dolcissimo ricordo mi commuove.

“Il cioccolato Icam non deve essere solo tecnicamente perfetto, ma straordinariamente buono”, così diceva Silvio Agostoni, di probabili origini valsassinesi e fondatore della Icam SpA.

ICAM: Industria Cioccolato e Affini Morbegno, è ciò che sappiamo.

Quasi nessuno conosce cosa vuol dire veramente l’acronimo ICAM, perché è una realtà scomoda da svelare e soprattutto da sentire, ICAM significa: Istituto di Custodia Attenuata per Detenute Madri.

Il romanzo ’Le madri non dormono mai’ di Lorenzo Marone rivela infatti che il nome ICAM scrive in codice la tragica realtà dei bambini con la mamma in carcere…affinchè il messaggio possa essere letto solo dalla gente di cuore, che non giudica, non specula, ma ascolta il dolore umano…

Quella carta azzurra nel mezzo di un giorno grigio, mi ha indotto a sbirciare la storia di questa famosa fabbrica di chocolat. Nel 1942, gli zuccherifici erano distrutti dai bombardamenti e il prezzo dello zucchero era alle stelle. Silvio Agostoni, intraprendente maitre chocolatier, rileva un minuscolo laboratorio a Morbegno per produrre caramelle e dolcetti, e con pochi ingredienti: farina di castagne e un po’ di cacao in polvere crea la ‘Torta Montanina’ con grande favore di mercato.

Nel 1946 ICAM si trasferisce a Lecco nel rione di Pescarenico e viene registrata presso la Camera di Commercio di Lecco. Nella sede viene costruito un impianto per l’estrazione dello zucchero dalle barbabietole essiccate. Con questo ingrediente e la polvere di cacao inizia la produzione della ‘Crema Dolcao’, con i soldi ricavati l’azienda acquista i primi sacchi di cacao in grani e le prime macchine per la lavorazione.

Le fave di cacao venivano pressate verticalmente attraverso un processo lungo e farraginoso, così fu che aguzzando l’ingegno ICAM riuscì a sperimentare quella che si è rivelata una scoperta unica al mondo: la pressa Carle&Montanari per l’estrazione del burro dalle fave di cacao con la particolarità di essere in orizzontale, facendo risparmiare tempo e forza lavoro.

Il successo dell’azienda esplode, addirittura lo stabilimento ICAM arriva a figurare sui francobolli nazionali del più grande produttore al mondo di cacao: la Costa D’Avorio.

Nel 1961 viene a mancare il fondatore, la moglie Carolina Vanini coadiuvata dai fratelli Giancarlo e Urbano, porta avanti il progetto imprenditoriale del marito.

Nel 1967 iniziano i lavori di ampliamento dello stabilimento lecchese, e negli anni settanta il figlio Angelo di Silvio Agostoni visita le più remote terre d’origine del cacao in Africa e in America Latina per apprendere le tecniche di coltivazione e per creare le condizioni per acquistare il cacao direttamente dai produttori, preferendo le Cooperative di contadini. Nel frattempo si è creata amicizia con i produttori che ha permesso a ICAM di incrementare la produttività delle piantagioni e migliorare le procedure di coltivazione del cacao come la fermentazione ed essicazione delle fave di cacao decisive per la qualità del prodotto.

Negli anni ottanta ICAM installa serbatoi in acciaio inox e un sistema di tubazione modulare in grado di garantire prodotti privi di allergeni e il ‘tostino Barth’ permette una tostatura a pressione costante per far evaporare in modo omogeneo l’umidità delle fave. Nel frattempo crescono le esigenze logistiche, nasce il ‘magazzino di Oggiono’ e negli anni ‘90 l’azienda lancia sul mercato le praline ‘Blue Rose’ con crema di nocciola e fiocchi di cereali.

ICAM si distingue poi per essere stata la prima industria produttrice del primo cioccolato biologico, le prime tavolette nascono nel 1997, e viene insignita della Targa ‘Conacado’ come riconoscimento per l’impegno etico e sostenibile nella Repubblica Dominicana che è passata da produttore di cacao di bassissima qualità ad essere decorata con la medaglia di produttore di cacao “Fine of flavour’ nel 2008.

Nel 2004 nasce Icam Linea Professionale per sostenere i cioccolatieri, i pasticceri e i gelatai che offre formazione e supporto tecnico.

Sempre nel 2008 iniziano i lavori per costruire il nuovo polo produttivo a Orsenigo dotato delle più alte tecnologie, e il 3 settembre del 2010, in occasione del 70esimo anniversario della vita dell’azienda, viene inaugurato il nuovo stabilimento di Orsenigo intitolato alla memoria dei coniugi Silvio Agostoni e Carolina Vanini.

Negli anni si allargano i confini aziendali in: Uganda, Usa e Regno Unito.

Dal 2019 ICAM racconta un percorso di responsabilità sociale che caratterizza il suo approccio produttivo nel ‘Bilancio di Sostenibilità’ che, nel 2020, viene premiato dall’Index Future Respect 2020 di Consumer Lab che vaglia e collezione ogni anno i bilanci più apprezzati dai consumatori.

Per contrastare l’inquinamento causato dalla plastica ICAM utilizza il ‘Flowpack’, una soluzione biodegradabile e compostabile costituita da materiali interamente bio-waste, dagli inchiostri alla carta.

E tanto tanto altro…da perfezionare, magari da rivedere, ma che guarda al futuro e al progresso con positività e fiducia a beneficio di tutti.

ICAM, quel nome antico che ho visto scritto sulla carta color azzurro fiordaliso del chocolat sul banchetto dell’ospedale di Milano, ne ha fatta di strada: protetto dai torrioni aguzzi del Resogone, dalle vecchie case dei pescatori di Lecco, proprio nel punto ‘dell’addio ai monti’ di manzoniana memoria, è arrivato sino ai vertici più alti dell’industria lecchese nel mondo.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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