La nascita del partito nazifascista e la morte della democrazia, IlTerzo Reich di W. Shirer
“…la trattoria dove la seduta doveva aver luogo era la vecchia Alte Rosenbad nella Herrengasse; un luogo piuttosto squallido, dove solo di rado capitava qualcuno…Attraversai la sala principale, poco illuminata; non c’era nessuno. Aprii la porta della saletta, ed ecco davanti ai miei occhi la ‘seduta’. Nella mezza luce di una lampada a gas pressochè fuori uso sedevano attorno a un tavolo 4 giovani…” Adolf Hitler, Mein Kampf
Tra i presenti c’eraAnton Drexler, di professione fabbro che a quel tempo lavorava negli spacci ferroviari di Monaco. Il 7 marzo 1918 Drexler organizzò un comitato di lavoratori indipendenti, in realtà profuse la diramazione di un movimento noto come ‘Associazione per promuovere la pace secondo le direttive della classe operaia’ in antitesi al marxismo che in seguito si fuse col ‘Circolo politico dei lavoratori’ capeggiato da Karl Harrer, di mestiere cronista.
L’unione dei due raggruppamenti venne designata col nome di ‘Partito dei Lavoratori Tedeschi’, Harrer fu designato presidente.
Qualcosa, scrive Shirer, attirò l’attenzione di Hitler nell’atteggiamento di quei poveri diavoli che si riunivano nel male illuminato retrobottega: il vivo desiderio di un nuovo movimento che fosse più di un partito, ma uno spirito illuminato…Doveva aderire? La ragione gli consigliava di no. E tuttavia, proprio nell’irrilevanza di quell’organizzazione vide l’occasione di far emergere la sua missione di ‘grande condottiero’ a capo della razza ariana con l’intento di combattere la democrazia ed epurare il popolo inquinato dalle razze inferiori.
Drexlerrealizzò un opuscolo dal titolo ‘Il mio risveglio politico’, una specie di rude dottrina delnazionalsocialismoche mise tra le mani di Hitler proprio quella sera in trattoria.
La mattina seguente Hitler si mise a leggere attentamente l’opuscolo…erano le 5 del mattino, il futuro dittatore, che non aveva niente di ariano (al pari di Popof della canzonetta dello Zecchino d’Oro, il soldato russo che non aveva nulla in comune con i cosacchi dello Zar) si era svegliato e, come sua abitudine – così afferma Hitler stesso dettagliatamente inMein Kampf– era rimasto steso sulla branda nella camerata della caserma del 2° reggimento fanteria a guardare i topi che rosicchiavano molliche di pane che lui stesso spargeva tutte le sere sul pavimento…
Hitler rimase sorpreso nel riscontrare tra le righe di Drexler molte delle sue stesse idee cui era giunto nel corso di lunghi anni.
Il terzo camerata della primitiva ‘combriccola dell’heil’, il capitanoErnst Rohm,spietato soldato appartenente al comando del settimo distretto militare di Monaco, puntava alla creazione di un partito politico fondato sulla classe operaia, ma che a differenza della socialdemocrazia avrebbe dovuto essere d’orientamento decisamente nazionalista.
Rohm era pervaso, come Hitler, da unodio violento per la Repubblica democraticae sosteneva che era necessario ricostituire una forte Germania nazionalista e che tale compito potesse essere assolto solo da un partito basato sulle ‘classi inferiori’ della Nazione (dalle quali egli proveniva…): i lavoratori, perché una nazione, qualsiasi, ha bisogno di gente che lavora e non fa domande. Rohm ebbe una grande parte nell’organizzazione delle prime squadre armate naziste che dovevano dare origine alle SA, le truppe d’assalto che egli comandò fino al 1934 quando fu ucciso per ordine di.. Hitler.
Rohm convogliò nelle file del nascente partito un vasto numero di ex combattenti e di volontari dei ‘Freikorps’, senza il suo appoggio Hitler non sarebbe mai riuscito a lanciare la sua campagna per incitare il popolo a rovesciare la Repubblica democratica tedesca…ma la slealtà conveniente dei potenti li rende vigliacchi.
Dietrich Eckart,il quarto frequentatore dell’osteria Rosenbad, giornalista morfinomane e alcolizzato, venne riconosciuto come il padre spirituale del nazismo. “Abbiamo bisogno di un camerata che ci sia Capo, che sappia sopportare il crepitìo della mitragliatrice.La plebaglia ha bisogno di sentire la paura...non possiamo servirci di un ufficiale, perché il popolo non rispetta gli ufficiali…la migliore soluzione sarebbe qualcuno che sappia parlare, a costui non occorrerebbe molto cervello…” declamava Eckart agli avventori della cantina di vini Brennessel nel 1919.
Non stupisce quindi che questo poeta ubriacone trovasse in Adolf Hitler l’uomo che stava cercando. Eckart presentò il piccolo ometto coi baffetti neri alla Charlie Chaplin dalle oscure origini, sicuramente non tedesche, ad amici tedeschi molto ricchi in grado di contribuire al finanziamento del partito nascente in cambio di privilegi e lotta ad oltranza contro le manifestazioni dei lavoratori non in riga.
Ad essi si aggiunseGottifried Feder,studioso di problemi di economia politica che era ossessionato dal ‘capitale speculativo’, in opposizione al ‘capitale creativo e produttivo’. Feder sosteneva che era necessario abolire il capitale speculativo e nel 1917 creò la ‘Lega combattentistica tedesca’ per spezzare la schiavitù dell’interesse. Chi aveva nel mirino? Le Banche? I soci capitalisti delle Spa?
Si iscrisse al Partito dei Lavoratori Tedeschi ancheRudolf Hess...e tanti altri camerati senza scrupoli con la brama di potere aderirono al nazismo negli anni a venire.
Questo bizzarro assortimento di individui appiccò il fuoco nazista sulle deboli travi della democrazia che in un attimo divenne cenere.
“Io ero povero, senza mezzi. E se ciò era forse la cosa più lieve da sopportare, più grave però era il fatto che appartenevo al gregge degli anonimi, a quei milioni di individui che il destino lascia vivere e poi richiama dalla vita, senza che la loro esistenza sia comunque presa in considerazione da qualcuno. S’aggiunga a ciò la difficoltà che nasceva dalla mia mancanza di istruzione scolastica.
Dopo 2 giorni di tormentosi pensieri, giunsi finalmente alla convinzione che quel passo era necessario. Fu questa la decisione più importante della mia vita.
Da quel momento, io non potevo più tornare indietro” scrive l’ex vagabondo Adolf Hitler, settimo iscritto al nascente partito nazista, frequentatore delle mense pubbliche per garantirsi un pasto senza aver mai lavorato 1 giorno, un uomo di 31 anni completamente sconosciuto, colui che si accinse a trasformare ciò che in origine non era stato che un ciarliero circolo da retrobottega di birreria in un potentissimo partito politico fondato sul terrore.
Hitlerincitò il piccolo movimento a organizzare comizi sempre più numerosi convinto che la gente è come un cane, deve solo capire chi è il padrone. Invece il comandante del popolo è un prescelto, un genio, che si distingue dalla plebaglia, ma che ogni tanto deve gettare un osso spolpato dal palco in modo tale che quelli che ascoltano, la gente, vadano in visibilio per Lui…per questo Hitler si occupò fin da subito della propaganda in prima persona: bisognava martellare nelle menti delle masse poche idee semplici, come la tutela della razza ariana e l’eliminazione degli ebreie dei ‘diversi’, ma era altrettanto necessario imprimere nell’opinione pubblica simboli che potessero conquistare la fede della gente, passando attraverso riti, divise e messinscene che potessero eccitarla. Quindi anche atti di violenza e terrore, fatti passare per ordine pubblico, avrebbero attirato nuovi sostenitori creando un senso di dominio sui deboli per un nobile compito: fare grande la Nazione.
…e tra le nostre montagne e le nostre colline, nello slargo della Pianura Padana, e infine più giù fino ai mandorli vicino al mare, parallelamente, nacque il fascismo con a capo un altro povero diavolo senza arte né parte.
MARIA FRANCESCA MAGNI
