Sono stato recentemente a visitare il Museo storico di Salò, il Musa, dove una intera sezione è dedicata a quei terribili due anni di guerra civile, 1943-45, in cui Salò, un piccolo paese sulla riviera del Garda, divenne la capitale almeno nominale della Repubblica Sociale Italiana,lo Stato-fantoccio creato dai nazifascisti per volontà di Hitler dopo la liberazione di Mussolini dal Gran Sasso.

Salòè un paese che era cresciuto turisticamente alla fine dell’Ottocento, grazie alla costruzione di numerose belle ville che i Tedeschi durante la Guerra sequestrarono, e una di queste, costruite dall’editore Giangiacomo Feltrinelli (il nonno omonimo del bombarolo anarchico morto negli anni ’70 in una esplosione da lui stesso causata) divenne la sede dell’ex “Duce” (oggi è un albergo a 5 stelle). Nelle altre, nella vicina Gargnano, ci stavano altri notabili, tra cui l’amante Claretta Petacci, e vari dirigenti del regime nazifascista.

Perchè Salò ? La risposta ufficiale, citata dal Museo (che a dire il vero mi ha un po’ deluso, speravo in approfondimenti più specifici su quello che era ivi successo ) è che la cittadina era geograficamente vicina ai confini del Terzo Reich: la Germania infatti si era annessa direttamente tutto il Friuli Venezia Giulia, tutto il Trentino e una parte del Veneto, annullando così le conquiste italiane della I Guerra Mondiale e anche oltre.
Si creò il paradosso che il Fascismo, che era nato dagli Arditi e dai reduci della I Guerra Mondiale, accettò supinamente il sacrificio di tutte quelle estensioni che erano costate milioni di morti !

Comunque è un altro il punto che mi preme sottolineare: perchè il Duce fu mandato in una specie di “vacanza perpetua” sotto il diretto controllo dei Tedeschi, che tutto gli intercettavano, lettere e telefonate, mentre nel resto d’Italia infuriava una terribile guerra civile per il suo nome o contro il suo nome ?

Era chiaro a tutti che la capitale della nuova Repubblica avrebbe dovuto essere Milano, come da sempre gli chiedevano i Fascisti milanesi: perchè Mussolini aveva accettato l’umiliazione di essere messo “in villeggiatura” in un qualsiasi paesello del lago di Garda ?

Poi , riflettendoci, mi sono dato una risposta.
La caratteristica politica principale di Mussolini era quella di “non esserci”, anche negli avvenimenti più importanti da lui stesso provocati.

Mussolini non c’era, in quella che il Fascismo considerava la data più importante del XX secolo, cioè il 28 Ottobre 1922, la data della Marcia su Roma.
Arrivato a Napoli il giorno prima, dove si erano concentrate le Milizie Fasciste, il giorno dopo non era con loro a Roma, ma stava a Milano, pronto, come lo aveva deriso Sandro Pertini, probabilmente a fuggire in Svizzera se le cose si fossero messe male.

Per sua fortuna il Re Vittorio Emanuele III decise però di disarmare l’esercito, che avrebbe potuto provocare una strage tra i Fascisti, e il giorno dopo mandò addirittura un telegramma a Mussolini per convocarlo e dargli il compito di Primo Ministro (con ciò sancendo la fine della Monarchia Sabauda dopo la fine della guerra) .
Comunque il 28 Ottobre Mussolini non c’era.

Mussolini non c’era quando il Generale Graziani massacrava in Libia le popolazioni beduine, a colpi di mitragliate, di gas e di impiccagioni, per fermare la rivolta libica.
Mussolini non c’era quando in Etiopia prima ancora Graziani e poi Badoglio massacravano i poveri etiopi, buttando iprite e gas vari sui loro villaggi, per arrivare ad Addis Abeba.
Perchè Mussolini non festeggiò lì la nascita del suo Impero ?
Perchè era pericoloso, sapeva che l’Etiopia era tutt’altro che pacificata : e infatti 5 anni dopo il Negus Hailè Selassiè tornò prestamente al suo Governo.

Mussolini non c’era quindi in Africa, quando le truppe italiane furono travolte da quelle Inglesi: stava progettando una parata folcloristica ad Alessandria, ma la sconfitta di El Alameincambiò i suoi programmi.

Mussolini non c’era in Russia, dove mandò duecentomila poveri soldati a congelarsi nelle steppe e nella neve.

Mussolini non era il generale alla guida del suo esercito, come un Giulio Cesare o un Napoleone: niente affatto , lui se ne stava comodo nei suoi palazzi, mentre centinaia di migliaia di giovani italiani venivano mandati a un inutile sacrificio.

Mussolini non avrebbe voluto esserci il 25 luglio, quando fonti informate notarono il suo ruolo stranamente passivo di fronte all’Ordine del Giorno Grandi e alla sua detronizzazione: avrebbe sicuramente voluto essere da un ‘altra parte.

Ma Mussolini non c’era neanche quando furono processati i “traditori”, a Verona nel febbraio del 1944, mentre sua figlia Edda implorava pietà per il suo genero Costanzo Ciano.

Mussolini non c’era, e se c’era se ne stava in vacanza !

Milano era forse troppo pericolosa per lui, c’erano i GAP partigiani che organizzavano attentati , come quello dell’ Agosto 1944 in Viale Abruzzi, che portò alla successiva fucilazione di una ventina di prigionieri innocenti in piazzale Loreto.

Una volta tornò a Milano, nel dicembre del 1944, poco prima di Natale: i Fascisti organizzarono una grande festa e un partecipato comizio al Teatro Lirico.

Promise di tornarci a Milano, poichè ”difenderemo la linea del Po con le unghie e con i denti “, ma poi se ne tornò a Salò. e a Milano ritornò solo il 25 aprile, ormai troppo tardi anche per fuggire in Svizzera.

Insomma, la caratteristica di Mussolini era quella di “non esserci“. Salò era perfetta per lui, se ne stava lì,al fresco , mandando ogni tanto qualche inutile comunicato stampa, in cui chiedeva ai Tedeschi di essere clementi con il popolo italiano (naturalmente del tutto inascoltato).
Quella voce che il Museo ricorda, dopo l’8 settembre, trasmessa da Radio Monaco, era la sua esatta descrizione: una voce dall’aldilà, quasi spirituale, una voce assente, una metafora perfetta della sua “non presenza” , della sua assenza ingiustificata.

Continuerà così fino al 28 aprile: quello che i partigiani hanno ucciso era un uomo ”politicamente morto” (sono parole sue) da un bel pezzo, almeno già da diversi anni.

Perchè “Mussolini non c’era” , mai, da nessuna parte, era sostanzialmente un ”assente ingiustificato” cronico.

ENRICO BARONCELLI

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