Si è tenuto ieri, domenica 13 settembre, il concerto di MedFest. davanti a un pubblico molto numeroso (circa 200 persone) , a dimostrazione che quando si organizzano iniziative culturali di buon livello il pubblico non manca.

Canti del XII e XIII secolo, l’età d’oro della lirica cortese: uno sguardo su ciò che è insieme intimo e universale, innamorarsi e soffrire

IL COLORE DEI MELOGRANI– Ballate medievali della malattia d’amore
Phylomena – Ensemble di musica medievale (Slovenia)
Jasmina Črnčičvoce, arpa romanica, direzione – Valentina Bellanova flauti medievali, cornamusa, sinfonia, ney – Mojca Jerman viella

Dall’Antichità al Medioevo il “mal d’amore” era considerato una condizione reale, con sintomi fisici e psichici quali insonnia, pensieri ossessivi, alterazioni dell’umore e perdita di appetito. La musica e la poesia erano considerati strumenti terapeutici fondamentali, capaci di riportare equilibrio tra corpo e mente e offrire conforto. Il programma propone canti d’amore monodici del XII e XIII secolo, età d’oro della lirica cortese, offrendo uno sguardo su ciò che è al contemporaneo intimo e universale: innamorarsi e soffrire per amore.

Dai versi di grandi poeti dell’epoca, come Pietro di Blois o Master Alexander,emergono componimenti di straordinaria intensità emotiva. La musica vocale si intreccia con strumenti come la viella, l’arpa romanica e una varietà di flauti, creando un dialogo tra voce e strumenti capaci di trasportare l’ascoltatore in un mondo sonoro antico, ma ancora sorprendentemente vicino alle emozioni di oggi.

Phylomena – Ensembledi musica medievale Slovenia

L’ensemble internazionale Phylomena si dedica allo studio e all’esecuzione della musica vocale e strumentale del Medioevo, con un approccio fondato sulla ricerca storico-musicologica e sull’interpretazione filologica delle fonti. Le tre componenti dell’ensemble, forti di una solida formazione nel campo della musica antica, integrano al proprio lavoro sensibilità e pratiche maturate in ambiti contigui — quali la musica contemporanea, le tradizioni popolari ei repertori modali arabi e ottomani — nonché prospettive provenienti dall’iconografia, dall’antropologia e dalla linguistica storica.

Tale intersezione di esperienze favorisce una lettura interpretativa consapevole, e al tempo stesso aperta al dialogo tra culture e linguaggi sonori diversi, con l’intento di restituire al pubblico un quadro vivido e affascinante di un’epoca lontana nel tempo, eppure sorprendentemente vicina.


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