Dovevano essere i giorni della svolta, tra “strette” storiche e la promessa di dare finalmente ossigeno a cittadini e imprese. Alla prova dei fatti, però, gli annunci urlati dai palazzi romani continuano a frantumarsi contro la realtà di tutti i giorni. L’ultimo esempio va in scena direttamente al distributoreEni di Maggianico: il tanto pubblicizzato tetto alla benzina a 1,99 euro al litro resta un miraggio, con i prezzi che superano abbondantemente i due euro.
Un paradosso grottesco, se si pensa che lo Stato è il primo azionista del colosso energetico, controllando oltre il33% del capitale di Eni(attraverso Cassa Depositi e Prestiti col 30,9% e il Ministero dell’Economia col 2,2%). Invece di dare il buon esempio o guidare l’adeguamento dei prezzi, la filiera pubblica tentenna e scarica la responsabilità del flop sui singoli gestori della rete.
Per ipiccoli gestori privati e i distributori indipendenti del territorio— la fascia in assoluto più vulnerabile dell’intera catena commerciale — l’imposizione di un tetto d’imperio si traduce in un ricatto economico drammatico: adeguarsi da un giorno all’altro significa subire una perdita secca sulle scorte di carburante già acquistate a prezzo pieno, mentre rimandare l’aggiornamento dei listini diventa l’unico modo per evitare il fallimento dell’attività.
Ma il caos carburanti è solo la punta dell’iceberg. Dalla gestione dei flussi migratori, orfana di una visione strutturale e scaricata sulle amministrazioni locali, fino al tanto discusso capitolo sulbollo auto. Quella che doveva essere una misura di sostegno si sta traducendo in unamaro colpo per i bilanci delle Regioni, che vedranno svanire entrate fondamentali per finanziare la sanità e i servizi essenziali del territorio. A rendere il quadro ancora più scoraggiante, con esenzione bollo auto , è la solita logica del condono:azzerare i debiti di chi non ha mai versato un euroequivale a premiare l’infedeltà fiscale.
Mentre il contribuente onesto continua a pagare puntualmente fino all’ultimo centesimo, chi ha evaso per anni si vede cancellare il conto con un colpo di spugna. Un metodo di governo che rincorre il consenso con slogan ad effetto, scaricando i costi dell’inefficienza sui piccoli lavoratori e sui bilanci locali. E a Lecco, nel frattempo, il conto finale resta sempre a prezzo pieno.
Ezio Venturni
