Lo scorso fine settimanail M5S ha presentato le sue proposte.
Alcune sono condivisibili. Altre sono di improbabile fattibilità, anche solo per la spesa aggiuntiva che comporterebbero: circa 30 miliardi l’anno.
Altre sono semplicemente sbagliate(come l’idea di abbassare l’IVA sui carburanti dal 22 al 10%: costerebbe tra gli 8 e i 10 miliardi l’anno, incentiverebbe il consumo di combustibili fossili e sarebbe proprio uno di quei sussidi ambientalmente dannosi che diciamo sempre di voler cancellare).Altre, infine, come l’idea di interrompere il sostegno militare all’Ucraina, sono del tutto inaccettabili.
Su questo la posizione del Pd è chiara, ribadita in tutti i passaggi parlamentari in Italia e a Bruxelles:vogliamo tutti la pace e siamo assolutamente favorevoli allo sviluppo di un’azione diplomatica(se nessuna azione diplomatica ha fin qui portato alcun risultato è perché Putin ha mostrato di non essere in alcun modo interessato a negoziare),ma nel frattempo abbiamo il dovere di sostenere anche militarmente l’Ucraina.Non farlo significherebbe infatti ottenere non la pace, ma la resa di Kyiv, e rendere l’Europa molto più vulnerabile.
È la posizione di tutti governi europei – fa eccezione solo la Slovacchia di Robert Fico – e di tutte le forze progressiste europee, a partire dal PSE. È una posizione quindi che consideriamo irrinunciabile.
Sappiamo che una parte rilevante dei nostri elettori guarda con perplessità all’alleanza con il M5S, in ragione della sua storia e delle sue ricette.Nessuno, tuttavia,tifa per la rottura. Si sa come funziona la legge elettorale,si capisce la necessità di perseguire con impegno l’unità della coalizione. Non però ad ogni costo.
L’unità va bene, ma il Pd non può permettersi di subire l’egemonia di un partito che ha poco più della metà dei suoi voti!
Se vogliamo un campo largo davvero, non largo di nome e stretto di fatto,è necessario che il PD non annacqui le sue specificità, ma le valorizzi per riequilibrare i radicalismi dei 5Stelle e di Avs.È necessario che a bilanciare ci sianoeuropeismo, senso civico, misura, concretezza, affidabilità.E che questa diventi anzi la cifra prevalente della coalizione. Servono dosi consistenti diriformismo pragmatico, la stessa ricetta che i nostri sindaci applicano ogni giorno, e che li fa vincere anche dove la destra è tradizionalmente forte.
Questo è il nostro spazio di iniziativa politica. Nostro e di tutti gli altri riformisti della coalizione.
Conte detta le sue proposte?Noi mettiamo sul tavolo le nostre:
• più sovranità europea;
• sostegno, anche militare, all’Ucraina, unica strada per una pace giusta;
• misure straordinarie per la crescita;
• riduzione del rapporto debito/PIL;
• salari più alti, non solo con il salario minimo ma con produttività e contrattazione decentrata;
• lotta all’evasione e meno tasse per il ceto medio;
• un ambientalismo pragmatico che tenga insieme decarbonizzazione e industria;
• un’immigrazione gestita, non subita;
• più risorse per sanità, scuola e sicurezza.
Dobbiamo darci l’obiettivo di allargare, di coinvolgere pezzi di società che non ci possiamo permettere né di lasciare a casa né tantomeno di regalare alla destra. Per questo siamofavorevoli alle primarie, purchéa doppio turno e “vere”, lontane dai rischi di inquinamento dell’online. Non perché siano l’unico modo per scegliere una leadership, ma perché il Pd, che le ha inventate, non può mostrare di temerle.
