…di fronte al Paese, la Fasana austera addolcita dal Zapel, guarda dentro le finestrelle con le tendine legate coi nastri azzurri o rossi delle case di Cortabbio. mentre il battito pesante del maglio di Cortenova rimbalza sui muri delle vecchie lobbie di legno.
Cammino tra le contrade strette e immagino i sussurri delle donne di un lontano passato che parlottano sugli usci coi fazzoletti neri sul capo ingrigito, protette dall’aria gelida che scorribanda dalla Grigna con gli scialli lavorati all’uncinetto in assenza di luce durante le sere dei lunghi inverni…
Tanti gatti vagabondi mi guardano incuriositi: dove vai? Pare mi domandino. Cosa cerchi?
Maria ,rispondo…senza parlare. E’ là, mi indica un gattone con un occhio grigio e uno verde, in alto a Via Santa Maria, al limitare del bosco. Nella chiesina bianca, adagiata in una nicchia rivestita di seta blu, troverai la statua di Maria Bambina…
Il Santuario sorge nel luogo dell’ apparizione miracolosa della Madonna a una contadina sordomuta nel 1535. La poveretta stava raccogliendo legna quando le apparve Maria e la guarì.
E’ Paride Cattaneo della Torrea descrivere l’evento prodigioso nella ‘Descrizione della Valsassina’ del 1571: “Nella sommità della detta Terra (Cortabbio) giace una vagha chiesuola novamente fabricata in honor dell’alta Regina dei Cieli Maria vergine, allegra, aerosa, et molto bella.
Questa mirabilmente l’anno 1535 fu principiata, nel qual anno morse Francesco Sforza Ducha di Milano. Il principio di questa chiesa fu a questo modo, una povera donna sorda et tarda del parlare della predetta terra, cogliendo legna nel luogo ove hor risiede la divota chiesa, le apparve gloriosa Virgine et disse: ‘Va figlia et comanda agli homini di questo luogho, che faciano qui fabricar in honor mio et in segno certo più non sarai tarda del parlar’; et subito sparve.
Smarrita la poverella della subita visione, stette per spatio di tre giorni, che non poteva narrar il fatto agli homini com’era successo et riavutasi alquanto per la gratia ricevuta, allegra il tutto riferì a loro. Questi per l’evidente miracolo incontinenti diedero principio alla degna opera, qual hora con l’agiunto de’ circostanti popoli, che frequenti per la gratia ricevuta al desiato suo fine l’hanno condotta”.
La chiesina, dedicata in origine genericamente alla Madonna, nel 1600 venerò la Natività della Vergine e dal 1893 divenne il Santuario di Maria Bambina di Cortabbio.
Furono varie le ristrutturazioni e molti i rimaneggiamenti operati tra il 1700 e il 1900.
La facciata a capanna col tetto a due spioventi visibile oggi, fu progetta dai mastri muratori Giuseppe e Angelo Zanora di Acquate in Lecco. Il campanile vanta un concerto di tre campane fuse nel 1907 dalla fonderia Pruneri di Grosio, benedette nel 1908 dal prevosto Don Luigi Combi.
L’interno è a navata unica con pianta a croce con ampie nicchie. Due sono le cappelle laterali: la cappella di destra è dedicata aMaria Bambinache accoglie una statua in cera della Madonna in fasce che ha sostituito l’originale ottocentesco conservato in sacrestia. Apposta appena sopra figura la rappresentazione dell’apparizione miracolosa.
Nella cappella di sinistra è affissa una tavola prestigiosa raffigurante la ‘Pietà tra i Ss. Rocco e Sebastiano’ del XVI secolo attribuita al Borgognone e alla sua scuola: la pregevole tela è racchiusa da un’ancona lignea intagliata sulle cui fasce laterali sono presenti raffigurazioni fitomorfe di grande valore religioso simbolico: rosa, cipresso, cedro, giglio, ulivo e palma.
Una targa immortala l’anno santo mariano del 1988 indetto da Papa Giovanni Paolo II e l’annoverazione dell’ Arcivescovo Carlo Maria Martinidi Milano del Santuario della Beata Vergine di Cortabbio tra i santuari diocesani per l’acquisto delle indulgenze e dei favori spirituali del Giubileo.
Accanto al sagrato, un melo carico di meline gialle protende i suoi rami contorti a protezione della chiesina proprio come un vecchio scialle…
…e in Paese, quando tutto tace, ritornano le risate antiche dei ragazzini scalzi che corrono giù per i pendii coperti di fiori, e scagliano pietre con le fionde di nocciolo nel Pioverna, e fischiano con le aquile, e inseguono gli agnelli al pascolo…
Un’altra lontana immagine riempie il fagotto della storia di queste montagne.
Intanto i mici sono ancora li’ che mi fissano.
Ciao, dico loro.
Con una zampetta si lisciano i baffi e in una frazione di secondo si intrufolano nei somasi di Cortabbio sparendo alla vista.
MARIA FRANCESCA MAGNI









