Il Museo etnografico di Premana celebra il centenario della nascita del poeta Carlo Del Teglio
Premana:l’ultimo paese della Valsassina e il primo della Valvarrone, una manciata di alte case bianche costruite una sull’altra per sbirciare l’andirivieni del mondo che passa e lascia il segno nei vicoli strettissimi dove si incontrano gli abitanti in una gioiosa alleanza segreta, e punta laggiù, negli opifici laboriosi dove il lavoro è ancora un valore, per poi salire fin lassù, negli alpeggi verdeggianti dei past. Le grandi finestre sono come occhi sul filo che cuce le storie di una comunità che non ha mai smesso di guardare le stelle che girano nel cielo.
Chissà quante volte Del Teglioha percorso queste stradette impregnate dalla fatica e dalla passione della sua gente…Il cicaleccio allegro di 4 giovanissime studentesse mi fa brillare il cuore, sono le due del pomeriggio passate da un po’: “siamo tornate adesso da scuola, frequentiamo le superiori a Lecco”.
I premanesi non si spaventano del viaggio, non hanno paura delle difficoltà, lo imparano da ragazzi.
“Questa è la località Tei di Premana, che in italiano significa tiglio” mi spiega il premanese Riccardo A. “la casa di Carlo Del Teglio è proprio qui, sopra la mia, vicino al bosco. Adesso è disabitata e mezza diroccata. Giocavamo insieme io e Del Teglio, lo chiamavo Carletto, era un mio amico…”.
Il custode volontario del Museo GB.T , gentile e preparato, mi svela che il poeta si fece cambiare il cognome nel 1952 da Codega in Del Teglio forse per meglio indicare le sue origini montanare, a perenne ricordo della sua casa natale a Tei.
GB.T mi conduce nelle sale dove le poesie di Carlo Del Teglio, sparse tra gli oggetti esposti, pare diano vita alle arti e ai mestieri di Premana di un tempo andato: il vecchio accompagna il nuovo, e il nuovo si mescola al ricordo del vecchio in un continuo rincorrersi e fermarsi col fiatone…
La visita al Museo fa luccicare l’emozione.
“La tua pazienza taciturna…Tutta
la vita a connettere un pezzo
a pezzo strutture conformi alla serena
chiarità di un’idea…
…Non guardarmi, ti prego,
con quei tuoi occhi che sanno il segreto
del fuso metallo e della fiamma. Dentro
vi leggerei muta indulgente la condanna
del lungo equivoco che m’allontana
dalla tua scienza semplice del vero”. C.Del Teglio, Homo faber
“…Dalla magra terra dei monti sapeva che non avrebbe cavato se non un pezzo di pane nero, di segala, strappato con infiniti stenti. Per chi, come suo padre, rimaneva legato a quel chiuso orizzonte, al ritmo delle stagioni, a quell’avara crosta di terra alpestre, sempre in balla dall’avidità dei possidenti, dei mille predatori nostrani e stranieri, dei capricci del cielo, che s’alleava spesso e volentieri con gli uomini a compromettere il frutto di tanto lavoro, non c’erano altre prospettive, non c’era speranza alcuna di miglioramento. Meglio allora la miniera…” Il fabbro, Carlo Del Teglio.
“Nel tepore s’addormono le nere
bicocche abbandonate: ma fra le ombre
turchinicce dei boschi, sui tappeti
consunti d’erbe e muschi si ridestano
da un loro sonno d’esiliati gli dei,
e il regno alàcri vanno
riconsacrando al silenzio tramato
di segreti sussurri, alle creature dell’alpe…” Torna il Silenzio, C. Del Teglio
“Montagna, verrò un giorno ad abitarti
per sempre, già erratico mi vedo…
…degli antichi che con piedi leggeri
e scalzi, hanno sfiorato, pastori
di pena e pazienza, l’erba stenta,
rugiade, nevi e la ferrigna pietra,
per lunghe e innumerevoli stagioni” Montagna, C.Del Teglio
Nei versi di Carlo Del Teglioc’è una visione quieta del mondo contadino, pastorale e artigianale, dovuta alla consapevolezza delle leggi armoniose che regolano la vita dei paesi alpestri, e non tralascia di evidenziare l’intimo e sacro clima di solidarietà necessario tra le genti dei monti che si forma ovunque il pane si conquista con sacrificio e sudore. E poi la sua voce di carta descrive amorevolmente il paesaggio della montagna con le sue mutevoli vicende di sole, di pioggia e di ghiaccio…svelando i suoi sentimenti più profondi.
Giuseppe Leone, amico di Carlo del Teglio, entrambi professori di Lettere presso l’Istituto Parini di Lecco, ha scritto un saggio sulla poesia di Carlo Del Teglio: “…ricordo, non senza una punta di malinconia, le lunghe e appassionate discussioni sulla poesia, l’amore e la morte, che poi sono i temi fondativi del suo discorso poetico…più leggevo i suoi versi più potevo rendermi conto che mi trovavo davanti a un poeta autentico…”.
“Nel cuore profondo d’autunno
si rapprende il silenzio, e al sottobosco,
‘dove adorezza’, stende gli arabeschi
delle brine diafane, riveste
muschi e felci scheletriche di fine
vetro soffiato e rivernicia a fresco
il nero alle ramaglie denudate…” Nel cuore profondo d’autunno, Carlo Del Teglio
Carlo Del Teglio nasce a Premana il 1° ottobre 1926 da Giulia Gianola e Antonio Codega. Scolaro a Premana per le medie si trasferisce a studiare a Milano e poi a Merate. Nel 1940 torna a casa a causa dello scoppio della guerra. Nel 1944, a 18 anni, entra nella Formazione Partigiana Brg F.lli Rosselli.
“Presidenza del Consiglio dei Ministri
n. 36543 Milano, 11 novembre 1947
La Commissione Riconoscimento Qualifiche Partigiani per la Lombardia (D.L. 21 agosto 1945, n. 518), visto il foglio notizie, sentite le testimonianze dei membri della Formazione da cui dipendeva l’interessato, attuati ulteriori accertamenti,
DELIBERA
il volontario Carlo Codega…nato a Premana con residenza a Premana…
ha diritto alla qualifica di PARTIGIANO “ certificato affisso all’entrata del Museo di Premana.
Finita la guerra Carlo Del Teglio riprende gli studi e ottiene il diploma di maestro, insegna in Val Cavargna e in Valsassina. Nel 1957 si laurea in Belle Lettere e nel 1958 si trasferisce a Lecco dove insegnerà per 20 anni letteratura e storia al collegio Volta e poi all’Istituto Parini.
Nel contempo collabora con riviste e giornali italiani e svizzeri e con la Radio Televisione Svizzera Italiana. Frequenta artisti e letterati illustri, tra i quali Erba, Bonora, Moretti…e stringe un sodalizio speciale con il musicista Francesco Sacchi sui ‘Canti Celtici’. Negli anni ottanta alcune sue poesie vengono tradotte all’estero e l’editore Mondadori pubblica 10 liriche di Carlo Del Teglio nel prestigioso ‘Almanacco dello Specchio’. Del Teglio scrive una raccolta di poesie dopo l’altra, ottenendo numerosi riconoscimenti e premi, nel 1987 esce la sua ultima raccolta: Vita in provincia, con la prefazione di Giuseppe Pontiggia.
La mostra esposta al Museo di Premanain onore dell’illustre cittadino premanese Carlo Del Teglio rappresenta la poesia dentro le cose, e le cose dentro la poesia: è la memoria di un eco, una nota minima del suono del vento che sbatte contro il vetro celeste del caro ricordo.
MARIA FRANCESCA MAGNI











