La cappellina, detta anche della Crocetta, venne eretta nel 1500 nel luogo d’incontro dei pellegrini provenienti dal lago, dalla Brianza, da Milano, e dai territori, seppur limitrofi, considerati all’epoca stranieri, e fu dedicata in principio alla Pietà e al Suffragio. Successivamente la Cappella fu collegata al ricordo della peste del 1630che devastò Malgrate e Lecco: le sponde del Lario, le valli e i monti…

Gli studiosi ipotizzano che l’erezione della Cappella avvenne a seguito della battaglia del 1532 legata al capitano dell’esercito degli Sforza Accorsino da Lodiche perì contro il Medeghino: quest’ultimo accerchiò Accorsino salendo alla Rocca di soppiatto per piombare come una furia sull’ignara tranquillità del paese…e pare che le ossa di Accorsino, il cavaliere mercenario, riposino proprio nella Cappella dei Morti di Malgrate.

Il Manzoni nei Promessi Sposi descrive il manufatto barocco malgratese: “…il quale non è altro che un gran mucchio di morti in quel contagio…l’ultimo, il più micidiale di cui rimanga memoria…”.

L’esterno della Cappella dei Morti della Pestepresenta decorazioni sui muri deteriorate dal tempo, anche se l’ultimo restauro conservativo, terminato quest’anno, ha recuperato i colori originali e lascia intravedere il lucore di anime purganti tra le fiamme rosse e la sagoma inquietante di un morto avvolto da lenzuola bianche…i ‘quadri’ a lutto sono contornati da parole ammonitrici…

Attraverso le inferriate si possono osservare numerosi teschi e ossa attribuiti alle vittime della peste.

La peste fu portata in Valsassina, Val d’Esino, Valvarrone, sulle rive del lago, in centro Lecco fino a Milano dalle truppe imperiali lanzichenecche al comando di Albrecht von Wallensteinche scese dalla Valtellina per la Guerra dei ‘trent’anni e la Guerra di successione di Mantova e del Monferrato. Le bande alemanne si lasciarono alle spalle una scia di saccheggi e devastazioni.

Il contagio si innestò su una popolazione già gravemente provata dalla miseria e disastrose condizioni igieniche, e causò un vero e proprio flagello.

Nel Nord d’Italia, soprattutto nell’arco alpino considerato il centro di propagazione dell’epidemia pestifera, morirono per la peste bubbonica oltre 1milione di persone su una popolazione di 4milioni.

Alessandro Manzoni,il Grande Scrittore di Lecco e…d’Italia (studiato un pochetto e malamente) conosciuto in tutto il mondo, senza paura del potere attraverso il suo romanzo ‘I Promessi Sposi’ ha denunciato la negligenza del Governo milanese con a capo Don Gonzalo Fernandez de Cordoba e dei medici del Tribunale della Sanità e la cecità delle autorità spagnole locali di fronte all’epidemia del ‘600. Costoro erano detentori di enormi ricchezze e privilegi per grazia popolare e amministravano nei sontuosi palazzi per convenienza, quindi non volevano inimicarsi il favore del popolo: un popolino impotente e vestito di stracci che mendicava per vivere e non voleva sentir parlare di peste, allora come oggi, ma che difendeva il ‘signore’ forte, colui che faceva finta di non vedere i morti e i bubboni sulla pelle dei malati, e che spudoratamente negava l’esistenza della peste per non ‘dar fastidio al popolo’ già tribolato. Anzi, i potenti affiancarono le credenze popolari sull’esistenza degli untori: individui accusati di cospargere sui muri e sulle porte delle case unguenti malefici per diffondere la peste.

Nell’analisi dei fatti storici, il Manzoni indica il crollo della civiltà causata dall’ingordigia e dall’ignoranza dei ‘comandanti del popolo’ di allora e di ogni epoca e…credo, anche per evidenziare le incongruenze tra l’operato politico e la morale sociale, mettendo in risalto le teorie di dominio indifferenti alla sofferenza dei miserabili che iniziavano a riempire le teste dei giovani dell’800.

Il Grande Scrittore si sofferma sulla pietà cristiana come ultimo rifugio per i diseredati e i rifiutati…

Un documentario, questo, che il telegiornale della vita proietta periodicamente sui Lazzaretti sempre pieni di poveri e malati: presenze invisibili nei paesi da cartolina e nelle città delle luci che fanno ombra alle stelle.

“La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia…in questo e in quel paese cominciarono ad ammalarsi, a morire, persone, famiglie, di mali violenti, strani, con segni sconosciuti…Il protofisico Lodovico Settala, che, non solo aveva veduta quella peste, ma n’era stato uno de’ più attivi…e riputati curatori…riferì il 20 ottobre nel tribunale della sanità come, nella terra di Chiuso (l’ultima del territorio di Lecco, e confinante col bergamasco) era scoppiato indubbiamente il contagio.

Non fu per questo presa veruna risoluzione, come si ha dal Ragguaglio del Tadino. Ed ecco sopraggiungere avvisi somiglianti da Lecco e da Bellano. Il tribunale allora si…contentò di spedire un commissario che, strada facendo, prendesse un medico a Como, e si portasse con lui a visitare i luoghi indicati. Tutt’e due, o per ignoranza o per altro, si lasciarono persuadere da un vecchio et ignorante barbiero di Bellano, che quella sorte de mali non era peste; ma, in alcuni luoghi, effetto consueto dell’emanazioni autunnali delle paludi, e negli altri, effetto de’ disagi e degli strapazzi sofferti, nel passaggio degli alemanni.

Una tale assicurazione fu riportata al tribunale, il quale pare che ne mettesse il cuore in pace.

Ma arrivando senza posa altre e altre notizie di morte da diverse parti, furono spediti due delegati a vedere e a provvedere: il Tadino suddetto, e un auditore del tribunale. Quando questi giunsero, il male s’era già tanto dilatato…Scorsero il territorio di Lecco, la Valsassina, le coste del lago di Como, i distretti denominati il Monte di Brianza, e la Gera d’Adda; e per tutto trovarono paesi chiusi da cancelli all’entrature, altri quasi deserti, e gli abitanti scappati e attendati alla campagna o dispersi…ci parevano, dice il Tadino, tante creature seluatiche, portando in mano chi l’herba menta, chi la ruta, chi il rosmarino et chi una ampolla d’aceto…”

Capitolo XXXI dei Promessi Sposi, Alessandro Manzoni

MARIA FRANCESCA MAGNI

1 commento su “La Cappella dei Morti della Peste di Malgrate, luogo FAI 2026”
  1. Queste cappelle con i teschi, dei morti per peste e non solo, sono decisamente interessanti per chi studia l’Età Moderna. Ne ricordo altre sul territorio: ad Annone, accanto alla Chiesa, anche qui probabilmente morti di peste, a Melegnano, dove si svolse la “battaglia dei Giganti” del 1525, l’ultima battaglia a cui parteciparono gli Svizzeri prima di dichiarare ufficialmente la loro secolare neutralità, e che dalle tibie esposte dimostra che l’altezza media degli uomini all’epoca era molto inferiore a quella attuale.
    Altre cappelle sicuramente sono sparse in giro, ma quella di Malgrate (sulla salita che dal Comune Palazzo Agudio va alla Superstrada) è sicuramente una delle più interessanti.
    Grazie Francesca,
    Enrico

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