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Tre minuti di silenzio. Uno per ogni vita spezzata.
Questa mattina a Lecco abbiamo celebrato la 75ª Giornata nazionale per le vittime degli infortuni sul lavoro con una cerimonia sobria, intensa, senza discorsi ufficiali.
Solo tre minuti di silenzio al Monumento ai Caduti di Largo Caleotto.
Una scelta forte, voluta, per denunciare una tragedia che continua a consumarsi nel silenzio generale: ogni giorno, in media, tre persone perdono la vita sul lavoro, a fronte di questa emergenza il governo sta assumendo 500 figure sul territorio nazionale per attuare maggiori controlli.

Erano presenti il presidente ANMIL Gianfranco Longhi – che ringrazio per la passione con cui porta avanti questa battaglia –, il vicesindaco di Lecco Simona Piazza, il sindaco di Primaluna Mauro Artusi, il direttore INAIL SergioFerraro con il collaboratore Enrico Bianchini, il presidente della F.A.N.D. Silvano Stefanoni, le rappresentanze sindacali, e – soprattutto – la vedova e il figlio di Aldo Civilini, scomparso lo scorso luglio in un tragico incidente sul lavoro.
Ho avuto l’onore e il peso di raccontare la sua vita. Una vita di dedizione, impegno, lavoro, famiglia.
Anche lo scorso anno, appena eletto, ho scelto di esserci. E anche quest’anno sono tornato, perché credo nel valore del lavoro, nei lavoratori e nei loro diritti.
Un pensiero particolare a Rosa, che ha perso il marito.

E a tutte le persone e famiglie che ogni giorno portano il peso di una perdita o di un infortunio sul lavoro.
Non possiamo accettarlo come inevitabile.
“…Aldo e Maria Rosa sono conviventi dal 2002 e nel 2013 hanno deciso di sposarsi.
Aldo e Maria Rosa hanno due figli Martina di 20 anni e Tommaso di 15 anni.
Una famiglia normale, il cui passare dei giorni, è scandito dai ritmi e dalle necessità tipiche di un tranquillo quotidiano.
Maria Rosa lavora a part time come segretaria al mattino e come cameriera in un ristorante nel pomeriggio.
Aldo ha 48 anni e fa il camionista.
Maria Rosa e Aldo parlano di “cose” banali, ma importanti per la gestione della casa.
Parlano delle ferie e che “sabato sono stati invitati a cena da amici”.
Poi arriva il 16 luglio del 2025: un giorno qualsiasi…..un giorno che sarebbe trascorso senza particolare significato, un giorno che tutti fatichiamo a ricordare…
Ma per Maria Rosa, Martina e Tommaso, il 16 luglio, diventerà il loro Giorno della Memoria: il giorno dell’incidente mortale sul lavoro di Aldo.
Tutto diventa un incubo.
“Non avrei mai pensato che non l’avrei più rivisto:
la sera prima non ci siamo visti, perché sono uscita a cena con le colleghe. Non esco mai, mai. Quella sera sì”.
Qualche tempo prima, era successo che, durante il suo normale lavoro, nello scarico del materiale dal camion, una cinghia si era sganciata e il materiale si era rovesciato dalla parte opposta.
Quell’episodio ha cambiato radicalmente, la prospettiva e il modo di lavorare di Aldo.
Da quella volta, si è occupato personalmente dello scarico delle merci, temeva per chi avrebbe dovuto compiere quella mansione e al quale sarebbe potuto accadere un incidente.
Da quella volta si occupava personalmente di quella manovra che riteneva particolarmente pericolosa, …anche se non era compito suo.
Voleva essere il buon esempio per tutti.
Era sempre presente al lavoro, anche con la febbre.
Teneva il camion così bene che ci si “poteva pranzare sopra”.
Una persona dedita al lavoro (e alla sua famiglia).
Ha chiesto un aumento e gli hanno concesso 0,50 centesimi all’ora…
Quando caricava, era sovente che gli dicessero: “Dai Aldo che ci sta ancora qualcosa sul camion…”.
Aldo era un running, amava andare in moto e avevamo e abbiamo tanti amici: casa nostra è un porto di mare.
Un giorno, c’era un ladro dai vicini… stava scassinando la porta d’ingresso… e una volta ripreso, prima di allontanarlo, gli si era avvicinato chiedendo se avesse bisogno di qualcosa… perché aveva visto in quell’uomo una persona sofferente.
Ecco, questo è Aldo.
Non solo Maria Rosa, non solo Martina e Tommaso, hanno perso Aldo,
ma anche la mamma Maria Luisa e il papà Maurizio, i suoi fratelli Lorenzo ed Emanuela.
Quando si perde una vita, le persone intorno perdono un pezzettino della loro.
Aldo ha donato gli organi: cuore, polmoni, reni, cornee, cute, fegato…
Aldo ha salvato 15 vite e 15 famiglie hanno gioito.
Aldo ci ha lasciato anche questo. “

ANTONIO PASQUINI

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