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Nero, rosso, blu, giallo, verde: i colori delle bandiere del mondo nei 5 cerchi olimpici della fratellanza e della pace

“O Sport, piacere degli dei, elisir di vita!

Luce ridente gettata sul grigiore

dell’esistenza,

Messaggero splendente dei tempi antichi

Quando l’umanità sapeva sorridere.

Sull’alto dei monti, il primo bagliore dell’alba,

Raggi di sole sulle oscure foresta,

E il tuo richiamo, o Sport, fa festa alla carne,

Sorridere agli occhi, far fluire il sangue,

Alleggerisce l’orizzonte del pensiero,

Dal dolore strappa un attimo di oblio,

Ai felici fa gustare la gioia del vivere…”

Poesia di Charles Pierre de Frédy, barone di Coubertin (1863-1937), che vinse la medaglia d’oro per la letteratura alle Olimpiadi del 1912. Fino al 1948 i Giochi Olimpici includevano anche le Gare d’Arte: letteratura, musica, pittura, scultura, architettura, intendendo l’arte come parte integrante dello sport.

Pierre de Coubertin, è considerato il padre dei Giochi Olimpici moderni e ideatore dei simboli delle Olimpiadi: i cinque cerchi disegnati su sfondo bianco coi colori delle bandiere presenti nei Paesi del mondo.

De Coubertin credeva fermamente che lo sport fosse un dono per l’uomo di ogni Nazione, nonchè fonte di bellezza, giustizia, coraggio, onore, gioia, educazione feconda, progresso, pace…e rispetto per l’uomo dell’altra Nazione.

“O Sport, tu sei universale!

Tu sei il tuo regno, libero e aperto,

E i popoli, uniti nel tuo spirito,

Possono finalmente comprendere la loro

fratellanza”.

De Coubertin fondò le Olimpiadi moderne con l’organizzazione dei Giochi ad Atene della prima Olimpiade nel 1896, invece la prima edizione dei Giochi Olimpici invernali si svolse a Chamonix nel 1924.

Il cuore di Pierre de Coubertin, alla sua morte avvenuta nel 1937, venne posto in un’urna di bronzo sigillata e portato a Olimpia, la città delle antiche Olimpiadi greche, presso una stele di marmo bianca inaugurata nel 1927 dallo stesso de Coubertin, eretta per commemorare la rinascita dei Giochi Olimpici.

“…l’important dans la vie ce n’est point le triomphe, mais le combat, l’essentiel ce n’est pas d’avoir vaincu mais de s’etre bien battu…” e poi: “…le guerre scoppiano perche’ le Nazioni si fraintendono a vicenda. Non avremo pace finché non saranno superati i pregiudizi…per raggiungere questo scopo, quale mezzo migliore se non quello di riunire periodicamente i giovani di tutti i paesi per competizioni amichevoli?…”.

Nonostante de Coubertin appartenesse alla nobiltà, il barone considerò lo Sport come lo strumento privilegiato per favorire i valori della democrazia.

Sabato 2 gennaio 2025 a Barzio, nella sala con il bellissimo affresco dell’anfora coi papaveri di Palazzo Manzoni, Gianni Menicatti, storico e statista dello sport, ha presentato il libro: “Lecco olimpica, la storia degli atleti del territorio lecchese”, l’incontro è stato promosso dall’Associazione culturale APS La Fucina.

“Anche chi è arrivato ultimo alle Olimpiadi rimane per sempre solcato tra le righe della storia olimpica mondiale e ricordato come ‘il ragazzo che ha partecipato’. La fatica e i sacrifici nello sport spesso non portano a casa medaglie, ma l’orgoglio di essere stato il componente di una squadra olimpica appaga ancor prima del prezioso tondino appeso al collo” dice Menicatti che viene abbracciato dai suoi nipoti.

Dopo 20 anni giusti tornano le Olimpiadi in Italia: nel 2006 si svolsero in Piemonte a Torino, nel 2026 si svolgeranno in Lombardia con la formula Milano-Cortina.

64 gli atleti del territorio lecchese che hanno partecipato alle olimpiadi fino ad ora, 54 maschi e 10 femmine con 115 presenze. Alcuni, tra i quali Antonio Rossi, Gianfranco Polvara, Roberta Bonanomi 5 volte.

Nino Castelli è rammentato come il primo atleta lecchese che ha partecipato alle Olimpiadi: quella del 1920 ad Anversa dove arrivò secondo, e fu campione italiano di canottaggio e di sci.

Data la sua morte prematura, gli amici della SEL Sezione Escursionisti Lecchesi lo hanno ricordato in memoria perenne titolando il rifugio che domina la bocchetta di Artavaggio: Sassi-Castelli.

Dal 1920 al 1948 nessun lecchese ha più partecipato alle Olimpiadi.

Nel 1948 la prima donna lecchese che gareggiò alle Olimpiadi fu Liliana Tagliaferri col numero 21 nella staffetta 4 per 100. Per recarsi a Londra prese il treno con pochissimi soldi in tasca, fu ospitata in un convento di suore che, al di là di un brodino e pane raffermo, non offrivano molto da mangiare, così Liliana scappava dal convento di notte e si rifugiava dagli atleti argentini che avevano portato con loro molta carne, la ragazza si rimpinzava ben bene per poter affrontare gli allenamenti e le gare.

La prima medaglia d’oro lecchese è arrivata nel 1948 con il “4 senza” della Moto Guzzi a Parigi, e nel 1956 in Australia con il “4 con”, sempre della Moto Guzzi, i lecchesi si aggiudicarono un’altra medaglia d’oro.

Alle Olimpiadi del 1960 Luigi Conti di San Giovanni di Lecco arrivò secondo nella qualificazione, ma successivamente riuscì a migliorare il record di corsa con 29,5 secondi contro i 30 ufficiali.

Nel 1968 a Città del Messico partecipò il lecchese Tino Conti che non vinse, ma nel 1976 riuscì a strappare la medaglia di bronzo ai campionati mondiali.

I Giochi Olimpici del 1980 e del 1984 videro la partecipazione del velista Alfio Paraboni che vinse una medaglia di bronzo.

Il 1980 annovera anche la partecipazione di Gianfranco Polvara alla sua prima olimpiade nello sci di fondo. La prima di 5.

Sempre nel 1984 viene immortalata la prima donna lecchese alle Olimpiadi invernali: Paola Pozzoni di Barzio nella staffetta.

Poi è stata un crescendo la partecipazione femminile ai Giochi Olimpici:

Lucia Micheli nel 1992; Roberta Bonanomi nel 1996 la prima volta, a cui se ne aggiungono altre 4; Jennifer Isacco nel 2006 che conquistò la medaglia di bronzo col bob, unica medaglia dei Giochi invernali; Elena Bonfanti nel 2012; Silvia Valsecchi nel 2016; nel 2024 Beatrice Colli di Colico con l’arrampicata sportiva e Giorgia Pelacchi con la canoa, considerate giovani promesse.

3 ragazzi lecchesi hanno partecipato alle Olimpiadi con la maglia di un’altra nazione: Luigi Bartesaghi di Mandello nei Giochi Olimpici del 1960 gareggiò per il Canada perché migrante in Canada, vinse il campionato di ciclismo canadese per 3 anni consecutivi: 1958-’59-’60; Goran Nava nelle Olimpiadi del 2008 corse per la Serbia; Sigrid Corneo sempre nel 2008 partecipò con la squadra della Slovenia.

Nella storia delle Paralimpiadi, Menicatti cita la partecipazione degli atleti lecchesi: Fabio Triboli che nelle Olimpiadi del 2004 e del 2008 guidava la bicicletta solo con la mano sinistra e in totale il suo medagliere conta ben 5 medaglie; Daniele Stefanoni che partecipò nel 2008 e nel 2012; Kwadzo Klokpah, di origini senegalesi, adottato da una famiglia di Dervio con problemi alle gambe, ha gareggiato nei Giochi del 2021 e del 2024, e oggi ha deciso di dedicarsi alla disciplina sportiva del lancio del giavellotto; Lorena Fuina presente ai Giochi del 2021; Federico Pelizzari che a causa di un petardo scoppiato male a capodanno ha perso le dita delle mani, ha partecipato alle Olimpiadi del 2022.

Di genitori boliviani, ma nata a Palermo e trasferitasi con la famiglia a Valgreghentino, Myriam Sylla è la lecchese che ha manifestato eccezionali doti come giocatrice di pallavolo, a soli 14 anni le grandi squadre la tesserano e nel 2024 ha partecipato alle olimpiadi con la nazionale .

Gli atleti lecchesi che sono saliti sul gradino più alto del podio con la medaglia d’oro sul petto sono:

Antonio Rossi, Romano Sgheiz, Ivo Stefanoni, Franco Tricavelli, Pietro Poli, Franco Faggi, Giuseppe Invernizzi, Giuseppe Moioli, Elio Morille, Angelo Vanzin, Albert Winkler, Fabio Triboli.

Gli atleti lecchesi che hanno vinto la medaglia d’argento sono: Carlo Mornati nel “4 senza” nelle Olimpiadi del 2000 e Andrea Panizza nel “4 di coppia” nel 2024.

Gianni Menicatti menziona anche gli atleti che sono stati lì per lì di andare alle Olimpiadi, ma che all’ultimo hanno rinunciato: Guglielmina Tocchetti, Alessandra Tettamanti, Abramo Castagna, Erio Bettega, Nicolò De Simone, Marco De Battista, Lorenzo Bonicelli.

L’autore del libro sugli atleti lecchesi alle Olimpiadi onora anche tutti i tecnici, gli allenatori, i cuochi, i responsabili, gli organizzatori, i giornalisti, e ogni operatore del nostro territorio, come i fratelli Acerboni di Casargo, che si spesero per la riuscita delle prestazioni sportive degli atleti lecchesi alle Olimpiadi nel corso degli anni.

Menicatti ha fatto un apprezzamento anche alla maglia ‘Cademartori’ dei ciclisti: Antonio Bailetti e Ottavio Cogliati; cita Luciano Negrini il ciclista veneziano che ai Giochi di Berlino del 1936 vinse una medaglia e si trasferì a Lecco nel 1940 aprendo un negozio in Via Cavour; nomina Giacomo Fornoni, partecipante alle Olimpiadi del 1960, proveniente dalle Valli Bergamasche che si è fermato in Brianza aprendo una trattoria a Rogeno: punto di ritrovo e di amicizia dei ciclisti lombardi e non solo.

Da ultimo Gianni Menicatti comunica che Anna Rosa di Barzio, atleta di roller, già nominata giudice alle Olimpiadi in Corea, in queste prossime Olimpiadi del 2026 sarà giudice in Val di Fiemme per lo sci di fondo.

…i giochi della speranza ora puntano sulle giovani promesse: Tommaso Sala, Roberta Melesi e le ragazze col bob ai Giochi Olimpici 2026…ma anche su tutti i giovani sportivi lecchesi che non mancano di determinazione e di spirito competitivo sereno per migliorarsi e per migliorare la vita della comunità lecchese e umana.

… i dati, che non sono riuscita ad appuntare sul mio quadernetto, si trovano sul bellissimo libro presentato da un grande nonno lecchese: Gianni Menicatti.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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