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Pubblico delle grandi occasioni, proveniente da tutta la Valsassina, ma anche dal Lecchese e da Esino Lario, e aula comunale quindi strapiena, per l’incontro con Gianfranco Scotti e Gianni Peverelli che hanno presentato il loro libro appena uscito, pubblicato da Cattaneo Editore di Oggiono, “La stagione del Liberty a Lecco e nella sua provincia”.

Ha cominciato Peverelli, forse il più famoso ed esperto tra i fotografi lecchesi, esponendo alcuni dettagli tecnici di un libro che si basa in gran parte proprio sulle fotografie delle ville in stile Liberty, costruite soprattutto a Lecco e in Brianza, ma anche sul Lago, all’incirca un secolo fa.

Peverelli ha ricordato la necessità di fotografare le ville con la giusta luce e il giusto contrasto (a volte di mattino, a volte tornando di pomeriggio) utilizzando qualche volta anche un drone e cancellando con l’Intelligenza Artificiale alcuni particolari che potevano “sporcare” l’immagine: un palo della luce, una pubblicità, una targa inutile ecc, oltre a evitare naturalmente di fotografare le persone o oggetti personali.

“Abbiamo visitato circa 81 Comuni della provincia di Lecco, chiedendo inn qualche occasione anche di poter entrare per fotografare l’interno: a volte ci è stato concesso, a volte ci hanno preso per venditori ambulanti o Testimoni di Geova e ci hanno chiuso la porta in faccia !” ha commentato divertito.

Scotti invece ha ricordato la storia dello stile Liberty, che nasce alla fine dell’Ottocento (1895) e dura circa una ventina d’anni, e il cui nome deriva da una famiglia, di cognome appunto Liberty, che costruì la propria casa in Inghilterra con quelle linee arrotondate e quei particolari che sono caratteristici appunto di quello stile, in Italia chiamato anche “Floreale”.

Si trattava di una famiglia che a Londra gestiva un negozio di oggetti orientali per la casa: mobili e soprammobili.

A Lecco e in provincia, grazie a grandi architetti lecchesi, come ad esempio Gaetano Moretti, abbiamo molti esempi di ville Liberty, costruite proprio tra il 1900 e il 1930, ampiamente illustrati nel volume e presentati nell’incontro di sabato: da Villa Gnecchi a Palazzo Falck (oggi sede della Confcommercio), al complesso davanti al Lungolario Isonzo, dove era stata installata una filanda e poi un albergo (e oggi c’è un Bar di riferimento per i giovani e per apericene) di cui c’è rimasta una ampia e tipica cancellata.

Ha ricordato poi e illustrato la sede dell’Opera Don Guanella, la sede della Canottieri sul lungolago, Villa Ghislanzoni e anche Palazzo Bovara, sede del Municipio di Lecco, oltre all’Ospedale Cazzaniga in Via Pini.
Molti esempi quindi nel capoluogo ma anche in provincia: a Lierna , Annone e Ballabio (la sede comunale di Ballabio), la stessa Villa Migliavacca di Introbio, che è un incrocio tra stile Liberty e medievale (altri esempi ne abbiamo anche a Barzio e sul Lago).

Insomma, uno stile che ha avuto una grande diffusione e un grande successo, per molte ville davvero incantevoli e spesso con un gran bel parco intorno, per soggiorni veramente piacevoli.

Nulla a che vedere con lo stile di oggi “dove a prevalere invece sembra il vetro: alle prossime generazioni – ha concluso Scotti, su una nostra osservazione – lasceremo grandi e freddi palazzi di vetro, che di abbellimenti artistici hanno ben poco”.
Un patrimonio edilizio quindi da conservare e da tutelare anche per i prossimi decenni: su questo Scotti è da sempre impegnato in prima linea, e questo libro ne è una ulteriore testimonianza.

ENRICO BARONCELLI

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