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Divide et impera: dividi, riduci a pezzettini gli organi dello Stato, spacca i gruppi sociali, e comanderai ad interim senza problemi

Era il principio di dominio degli antichi romani. E’ stato ed è il principio di forza della politica dei dittatori di ieri e di oggi.

Difendere gli organi costituzionali dello Stato repubblicano e democratico, come la Magistratura e la sua indipendenza, è un dovere civico di tutti i cittadini italiani chiamati a votare al referendum in primavera 2026 sulla riforma della giustizia.

Il cuore di ogni italiano dovrebbe sussultare tutte le volte che la Costituzione del 1948 viene ‘toccata’ da un’ideologia politica, magari con le dita impiastricciate… Non era questo l’intento di chi ha lottato per la libertà: l’intendimento degli italiani emerso dal referendum del 1946 era chiaro, quello di portare benessere e progresso in ogni via e in ogni piazza, dai monti al mare, attraverso l’impegno di qualsiasi piattaforma politica tenendo ben saldi i valori e i principi fondanti la Repubblica italiana, il cui potere è suddiviso in 3 organi distinti: il Parlamento che esercita la funzione legislativa; il Governo che esercita la funzione esecutiva, quindi non si antepone al Parlamento; e la Magistratura che esercita in modo autonomo e indipendente la funzione giudiziaria, senza alcuna subordinazione al Governo.

La tripartizione dei poteri fu normata dai Padri Costituenti di destra e di sinistra per evitare il concentramento e la ricostituzione di un’altra dittatura.

Le norme della riforma invece mirano a indebolire la Magistratura perchè un Consiglio Superiore della Magistratura a pezzi è inefficace e diventa inutile davanti al potere che straborda del Governo e della Pubblica Amministrazione. L’impalcatura di ben 3 Consigli Superiori ha lo scopo di confondere, depistare, tacitare indagini, sbiadire la giustizia agli occhi del popolo. In pratica la Magistratura verrà gloriata quando arresterà il ladro delle mele, e la propaganda politica esulterà davanti al mandato di arresto di un ‘picciotto’ indicando con enfasi al popolo la bravura dei capi e degli operatori, tutto il resto verrà fatto passare come noiosa e petulante critica che ostacola la libertà…

E il sorteggio, mai applicato in democrazia per eleggere un organo rappresentativo: si pensi ad esempio al Consiglio di Amministrazione di una grande società con sorteggio dei suoi membri, persone con visioni diverse del modo di fare impresa che vengono sorteggiate per dirigerla, una follia…o in un Comune sorteggiare il Sindaco, la Giunta e il Consiglio…

Le elezioni ‘a caso’ o sorteggio, che pongono sullo scranno del potere rappresentativo persone non individuate per competenza e onorabilità dalle variegate correnti legittime e umane della società civile ed economica del Paese, compresi i massimi vertici della Magistratura che hanno il compito delicato e spesso non gradito dai politici di applicare la legge, rendono vane le lunghe carriere di studio e lavoro di persone sagge, affidabili, equilibrate e preparate, che sono in grado di correggere vicendevolmente, sia a destra che a sinistra, le virate interpretative non conformi alla legge.

La riforma intende eliminare le correnti della Magistratura. Ma le correnti sono il fermento del pensiero giuridico, costituiscono il necessario confronto tra i Magistrati da posizioni di sensibilità morale e concettuale diverse che permettono un accordo di scambio, do ut des, per capire e meglio comprendere l’intendimento del legislatore italiano, europeo, internazionale. I credo diversi si trovano quotidianamente in ogni contesto umano: famiglia, scuola, ospedale, oratorio, consiglio pastorale, associazioni e fondazioni…mercato interno e mondiale.

Perchè la riforma vuole eliminare il dialogo costruttivo all’interno della Magistratura?

Col sorteggio, altro che eliminazione delle correnti della Magistratura! Il sorteggio semina de facto una rosa senza spine coi petali di carta che bagnati con le gocciole del fiato politico si sciolgono tutti, tranne uno per convenienza, che riporta un nome: ‘Qualsiadiquestisivabene’, quello del Magistrato della rosa senza spine.

Adesso gli Alti Magistrati si candidano, si spiegano, si presentano, ognuno col proprio bagaglio culturale, vengono scelti ed eletti.

Se passasse la riforma Nordio, il Consiglio Superiore della Magistratura verrebbe sorteggiato e smembrato in due: da una parte il Consiglio Superiore dei Giudici, dall’altra il Consiglio Superiore dei Pubblici Ministeri, infine verrebbe istituito un terzo Consiglio Superiore che controllerebbe gli altri due.

Nessuno capirà più niente: disorientare e sfinire la giustizia per darle il colpo di grazia e poi ridere di gusto dei Magistrati, è questo ciò che si legge nel testo. Le pratiche legali si perderanno nei bassifondi dei Tribunali, altro che velocizzare i processi, in questo caso i processi, quelli che si metteranno per traverso sulla strada della politica, scompariranno del tutto.

Con la faziosità della riforma il PM rimpicciolito sarà relegato a passare le carte e il Giudice sarà costretto al timbro…

E’ evidente la debolezza del sistema, soggiogato dalle intenzioni forti dello Stato.

Dovremmo rileggere la storia della Magistratura per imparare il rispetto verso i Magistrati, perché solo il rispetto della loro funzione può garantire la giustizia.

“Vi sono poi certi doveri che bisogna osservare anche nei confronti di coloro che ci hanno offeso. C’è una misura anche nella vendetta e nel castigo; anzi, io non so se non basti che il provocatore si penta della sua offesa, perché egli non ricada mai più in simile colpa, e gli altri siano meno pronti all’offesa. Ma soprattutto nei rapporti fra Stato e Stato si debbono osservare le leggi di guerra. In verità, ci sono due maniere di contendere: con la ragione e con la forza; e poiché la ragione è propria dell’uomo e la forza è propria delle bestie, bisogna ricorrere alla seconda solo quando non ci si può avvalere della prima” Marco Tullio Cicerone, De officiis, XI, 34

MARIA FRANCESCA MAGNI

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