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Conversione decreto n.1818 e norme anticostituzionali.

La conversione del Decreto n. 1818 avviene al limite dei sessanta giorni previsti dalla Costituzione. Una sfida alla lingua italiana ma soprattutto alla Costituzione stessa.

La norma più eclatante riguarda il premio di circa 615 euro agli avvocati, non per il loro lavoro, ma quando convincono i loro assistiti a rimpatriare… Questa norma contrastata non solo dalle opposizioni parlamentari, ma anche da diverse associazioni, anche giuridiche, e segnalata anche dal Capo dello Stato, verrà comunque approvata, salvo il fatto di “cancellarla immediatamente” con l’approvazione di un altro Decreto di cui non si capisce bene come potrà essere dimostrata l’estrema “urgenza”, e che sopprimerà l’art. 30-bis introdotto da quella medesima legge.

Il governo sembra non rendersi conto delle tante norme che questa conversione violerebbe, a partire dalla deontologia degli avvocati che devono operare nell’interesse esclusivo dei propri assistiti. Ciò vale anche nel caso in cui siano stati nominati a rappresentare i richiedenti asilo a spese dello Stato. Peraltro, il decreto sicurezza ha abrogato la norma che consentiva il gratuito patrocinio nei procedimenti di espulsione in aperta violazione dell’Art. 14 della nostra Costituzione che recita: “La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione”.

In queste ore ancora il Governo discute su come rimediare ai “loro pasticci…” ma, a prescindere da ogni soluzione che verrà adottata, emerge chiaramente l’ennesima incapacità di governare il fenomeno dell’immigrazione, se non approvando leggi sempre più repressive e vessatorie sia nei confronti delle persone che chiedono protezione fuggendo da Stati antidemocratici, in guerra o che li perseguitano (anche in questo in violazione del diritto di asilo costituzionalmente previsto), sia nei confronti delle persone regolarmente presenti nel nostro territorio che, in violazione anche delle leggi vigenti, non riescono neppure ad ottenere i rinnovi dei permessi di soggiorno rimanendo in un limbo di diritti negati che impediscono loro di accedere a prestazioni legate ai diritti fondamentali dell’uomo e delle donne (accesso alle prestazioni mediche, al lavoro, all’apertura dei conti postali e bancari su cui far accreditare gli stipendi…solo per fare qualche esempio).

L’Ufficio Diritti dell’Associazione Les Cultures – Laboratorio di cultura internazionale condanna con fermezza questa ennesima torsione repressiva e anticostituzionale e continuerà ad impegnarsi per tutelare i diritti dei migranti nel territorio della provincia di Lecco.

LES CULTURES LECCO

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