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Oggi ho portato il saluto della Presidente Alessandra Hofmann e della Provincia di Lecco alla festa del Primo Maggio, in un luogo simbolo per la nostra comunità, durante la commemorazione al Monumento ai Caduti alla rotonda del Caleotto.

Un ringraziamento particolare va ad ANMIL, l’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro, che con il suo impegno quotidiano ci richiama con forza all’attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.Grazie anche alla presenza della Fand, delle organizzazioni sindacali e delle autorità, segno importante di attenzione e responsabilità condivisa.

Oggi celebriamo il Primo Maggio, la Festa del Lavoro, che affonda le sue radici nella nostra storia e trova il suo fondamento nella Costituzione italiana.

L’articolo 1 ci ricorda che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Non è solo una definizione formale: è una scelta di valore. Il lavoro non è soltanto un mezzo di sostentamento, ma è dignità, identità, partecipazione alla vita sociale.

E qui, nella nostra provincia di Lecco, questo principio lo conosciamo bene. Il lavoro è sempre stato centrale: nella nostra tradizione industriale, nell’artigianato, nella capacità di innovare senza perdere il legame con il territorio. Lecco è cresciuta grazie al lavoro, e il lavoro continua a essere il cuore della nostra comunità, dalla Valsassina alla Brianza.

In questo quadro si inserisce anche l’impegno della nostra Provincia nel rafforzare le politiche attive del lavoro, nel promuovere il collocamento mirato e nel sostenere percorsi di inclusione per le persone più fragili, affinché il diritto al lavoro sia davvero accessibile a tutte e a tutti.

Oggi però siamo chiamati a riflettere non solo sulla quantità del lavoro, ma sulla sua qualità.

Nella nostra provincia, fortunatamente, non registriamo criticità gravi in termini di occupazione rispetto ad altri territori. Ma questo non deve farci abbassare la guardia. Dobbiamo chiederci: che tipo di lavoro stiamo costruendo? È un lavoro sicuro? È un lavoro dignitoso? È un lavoro che guarda davvero al futuro?

La sicurezza sul lavoro deve essere una priorità assoluta, concreta e quotidiana. Non può essere considerata un costo da contenere, ma un investimento indispensabile e un diritto fondamentale.

Essere qui oggi, davanti a un luogo simbolico come quello della rotonda del Caleotto, nel ricordo dei Caduti sul Lavoro, ci impone una riflessione ancora più profonda. Non si tratta solo di ricordare, ma di assumersi una responsabilità: fare in modo che tragedie come quelle che questi luoghi richiamano non si ripetano.

Ogni incidente, ogni infortunio, ogni vita spezzata o segnata per sempre non è solo un dato statistico: è una ferita profonda per tutta la comunità. Dietro quei numeri ci sono persone, famiglie, storie che chiedono rispetto e responsabilità.

Per questo serve un impegno condiviso e continuo: delle istituzioni, delle imprese, delle organizzazioni sindacali, ma anche di ogni singolo lavoratore.

Serve più formazione, perché la sicurezza si costruisce prima di tutto con la consapevolezza.

Servono controlli efficaci e costanti, perché le regole non restino solo sulla carta.

Servono investimenti in innovazione e tecnologie che riducano i rischi e migliorino gli ambienti di lavoro.

E serve, soprattutto, una vera cultura della sicurezza, che non si attivi solo dopo una tragedia, ma che diventi parte integrante del modo di lavorare e di fare impresa.

In questo senso, il ruolo di ANMIL è fondamentale: ci ricorda ogni giorno che la sicurezza non è un tema astratto, ma una responsabilità concreta che riguarda tutti noi.

Allo stesso tempo, dobbiamo affrontare le trasformazioni profonde del mondo del lavoro. Penso alla gig economy, alle piattaforme digitali, ai lavori sempre più frammentati e precari: realtà che offrono opportunità, ma che pongono anche interrogativi seri.

Non possiamo accettare che un algoritmo sostituisca il giudizio umano. La tecnologia deve essere uno strumento al servizio delle persone, non il contrario. Il lavoro non può essere ridotto a una sequenza di dati o decisioni automatizzate: dietro ogni lavoratore c’è una persona, con diritti, bisogni, dignità.

Il nostro compito, come istituzioni, è accompagnare questi cambiamenti, garantendo tutele, promuovendo qualità e mettendo sempre al centro la persona.

Permettetemi, prima di concludere, di rivolgere un caro saluto a tutte le persone impegnate nel lavoro di cura dei nostri anziani. Un ambito sempre più centrale, anche alla luce della curva demografica del nostro Paese, che impone scelte chiare e non più rinviabili.

Il lavoro di cura non può restare invisibile né essere lasciato solo alle famiglie: deve diventare una priorità delle politiche pubbliche. Servono investimenti, servizi adeguati, riconoscimento professionale e condizioni di lavoro dignitose per chi opera in questo settore.

A queste lavoratrici e a questi lavoratori va il nostro ringraziamento, ma anche un impegno preciso: costruire un sistema di welfare più giusto, capace di garantire qualità della vita agli anziani e diritti a chi se ne prende cura.

In questo Primo Maggio rinnoviamo quindi il nostro impegno:

per un lavoro sicuro,

per un lavoro dignitoso,

per un lavoro di qualità.

Perché il lavoro non è solo ciò che facciamo: è ciò che siamo, come comunità.

Buon Primo Maggio.

ANTONIO PASQUINI

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