Quelle che la destra sta utilizzando sono davvero quella cosa lì: armi di “distrazione” di massa con cui spostare sistematicamente l’attenzione verso il capro espiatorio di turno.
Se ci si fa caso, infatti, è da un bel po’ che dalle parti del Governo è tutto un affanno a cercare bersagli cui indirizzare gli strali di Meloni e Salvini (ma non dimentichiamo Tajani, gaffeur di fama mondiale…) nella speranza che anche elettrici ed elettori voltino la testa là dove secondo loro “la nazione” correrebbe “i più gravi pericoli”; pericoli che poi – chissà come mai – si trovano sempre assai lontani dalle promesse fatte ormai quattro anni fa (si votò il 25 settembre 2022) e sistematicamente mai mantenute.
E le pensioni? Vogliamo parlare delle pensioni e dell’altra promessa di “abolire la legge Fornero”? Non dovevano fare anche questo nel loro “primo CdM” ormai quattro anni fa? E invece è notizia di ieri che – la fonte, inattaccabile, è la Ragioneria dello Stato – l’età pensionabile continua a salire progressivamente e ciò che è oggi – vale a dire 67 anni di età o 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (41 per le donne) – stando agli scenari demografici Istat dovrebbe arrivare entro il 2031 a 67 anni e 8 mesi di età o a 43 anni e 6 mesi di contribuzione (sempre per gli uomini, per le donne 42).
E così se la benzinasale, se in pensione ci si va alle calende greche e se l’odiato – benché indipendente – Istat certifica che il deficit è al 3,1% del PIL (che significa 355 milioni di euro…) allora occorre fare in modo che “la nazione” pensi al grave pericolo delle bambine che vanno a scuola col burqa (dove le avranno viste lo sanno solo loro).
Questa di prendersela con la scuola, quindi con i bambini – e peggio ancora di servirsi dei bambini per fare pura propaganda – è davvero una pratica vergognosa, ma d’altra parte si sa che i numeri, se non vengono contestualizzati e spiegati, possono dire tutto e il contrario di tutto.
Basti pensare alla Lombardia,che è la prima regione del Paese per numero di alunni con cittadinanza non italiana, dato che ne ospitiamo 237mila (79mila nella Città metropolitana di Milano) il che corrisponde a qualcosa più del 25% del totale nazionale (presenza pari al 13% contro una media italiana dell’11,6%). Ma i numeri sparati così non dicono tutto, anzi, perché se vai a vedere le cose da vicino ti accorgi che il 65% di questi studenti è nato qui e parla dunque l’italiano proprio come i suoi compagni (qualche volta persino il dialetto) dato che hanno frequentato tutti insieme le scuole di ogni ordine e grado, dall’asilo alle superiori. E ti accorgi che le classi in cui la presenza sale sopra il 30% – soglia della nuova crociata di Meloni e soci – sono meno del 7% del totale, e che se si contano solo i bambini nati all’estero si scende a uno ogni 200. In altre parole lo 0,5% dei bambini, che si dovrebbero prioritariamente integrare – viene presentato come “il problema” di un Paese in cui non una delle mirabolanti promesse delle destre è stata mantenuta.
Silvia Roggiani
Segretaria regionale PD lombardo
